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lunedì, 23 maggio 2005

a proposito di bambini e di acqua sporca


una interessantissima rassegna di film della repubblica democratica tedesca e una serie di letture che sto facendo di questi tempi stimolano a fare qualche riflessione su quello strano oggetto che, poco noto e ignorato quando esisteva (elenco delle cose che se ne sapevano allora: muro, comunismo, repressione, campioni sportivi), ha continuato a essere poco noto e ancor più ignorato dopo essere stato fagocitato dalla germania federale (elenco delle cose che se ne sanno oggi: muro, comunismo, stasi, campioni sportivi dopati, trabant). tuttavia insieme alla tanta acqua sporca di cui era fatta la ddr, è stato buttato via il bambino, anzi diciotto milioni di bambini, molti dei quali erano nati prima o durante il nazismo e almeno all’inizio credettero davvero in uno stato che desse al popolo tedesco la possibilità di una nuova legittimità storica dopo l’orrore assoluto.


da questo punto di vista la ddr fu molto più di uno stato satellite dell’unione sovietica, di cui pure dovette subire la vicinanza e condividere entro certi limiti la sorte: l’immobilismo imposto da ulbricht dopo la rivolta di berlino est nel giugno cinquantatre e per quasi venti anni, mentre il blocco socialista si muoveva (il cinquantasei, prima la destalinizzazione in unione sovietica poi i fatti di ungheria, il sessantotto cecoslovacco, il sessantanove polacco), e le grandi speranze di apertura indotte nel settantuno dall’ascesa di honecker al posto di ulbricht (testimoniate libri come “recita estiva” di christa wolf e da film di grandissimo successo come “la leggenda di paul und paula” di h.carow, che sedici anni dopo firmera’ l’unico film a tematica apertamente gay nella storia della ddr), la doccia fredda dell’espulsione nel settantasei del comunista dissidente wolf biermann e infine la storia che per una brevissima stagione sembra rimettersi in moto nell’ottobre ottantanove, prima della repentina conclusione.


in questa turbolenta cornice si inseriscono i diciotto milioni di persone che in ddr ci vivevano, ostaggi della retorica di regime sulla pace (era il concetto-manganello usato dai governi dei paesi dell’est simmetricamente alla libertà, concetto-manganello dei paesi occidentali: la germania divisa come uno dei prezzi da pagare per la pace nel mondo, almeno fino al trionfo di uno dei due blocchi  - allora si sarebbe detto: fino al trionfo del socialismo), ostaggi di un ceto di funzionari occhiuti e paranoici (in questo senso risulta molto debole il documentario “per amore del popolo”, opera di un regista israeliano, il cui protagonista dovrebbe essere l’adolf eichmann della stasi e mostrare “la banalità del male” in versione comunista e risulta invece noioso e inefficace come un agente del sisde italiano), ostaggi di un sistema prigioniero almeno fino ai primi anni settanta di un pregiudizio fondamentalista contro tutto ciò che è bello (le opere d’arte si valutano in base al loro valore pedagogico, la bellezza in sé è un valore borghese e decadente).


dopo l’euforia della wende (svolta, l’eufemismo con cui tedeschi chiamano l’annessione della ddr) i diciotto milioni di tedeschi dell’est diventano i parenti poveri e malvestiti, da nascondere di fronte agli amici occidentali benestanti, e sono costretti a dimenticarsi tutto il buono della ddr, poco o tanto che fosse (tanto per fare qualche esempio: l’etica del lavoro, l’idea della responsabilità individuale e sociale del singolo come un tutt’uno, il ruolo delle donne, la sicurezza sociale): qualunque esempio positivo viene etichettato come “ostalgie” e pertanto ridicolizzato o comunque ridotto a folclore estetico-generazionale.

Postato da: underworld a 17:13 | link | commenti |


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