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martedì, 21 dicembre 2004

ancora sulla (mia) omofobia (con qualcosa anche sui matrimoni gay)

lui ha scritto che stenta a mescolarsi agli altri gay e ipotizza che questo gli succeda perche', posto di fronte agli stereotipi del gay contemporaneo, non vi si riconosce (per pregiudizio eterosessuale introiettato o perche' dotato di strumenti di autorappresentazione sociale sofisticati e individualizzati che rendono superflui i banali strumenti del gay medio, kylie minogue, i vestiti della sartina del momento, eccetera).

mi permetto di aggiungere qualche riflessione, stante che anche io, come ho gia' sciattamente scritto in passato, sono affetto dallo stesso tipo di omofobia.

la prima cosa, la piu' facile, e' che a quanto pare facciamo fatica ad abituarci all'idea che avere un'identita' gay non significa rinunciare alla propria individualita' ed essere tutti uguali. (anche) in questo senso essere eterosessuali e' piu' facile: nessun avvocato eterosessuale di palermo troverebbe strano avere gusti musicali o un modo di vestirsi diversi da un salumiere eterosessuale di casale monferrato, o persino da un altro avvocato eterosessuale di palermo.

e qui andiamo dritti dritti alla seconda cosa: stiamo parlando di pregiudizi fondamentalmente estetici, roba che poco c'entra o dovrebbe entrarci con un'identita' sessuale o di genere. e in questo si' che siamo profondamente gay: il nostro avvocato eterosessuale palermitano non costruisce la propria identita' sessuale su elementi puramente estetici, o meglio non la costruiva, oggi tende a farlo sempre di piu' (tempo fa, reduce da un fine settimana a maiorca, scrissi che un tempo non mi sarebbe mai capitato di scambiare per gay un etero e oggi mi capita sempre piu spesso). senza volerlo anche i piu' avveduti tra noi sono passati dal pensare a un'identita' gay piagnona e disgraziata (alla pasolini, tanto per capirci) o astratta e ideologica (alla mario mieli, sempre per capirci) a un'identita' gay eterodiretta (mai parola fu piu' appropriata), fatta di riviste patinate, lampade u.v.a. e locali modaioli.

spiace dirlo ma in questo senso, e con buona pace di quelli che non vorrebbero le pubblicita' delle saune sulle riviste gay, se non si vuole vivere ritirati in uno sterile, narcisistico individualismo, l'unico terreno su cui abbiamo saputo elaborare una forte identita' gay sui comportamenti e i modi di vivere e' proprio quello della promiscuita' sessuale, le saune, il battuage, le chat e compagnia bella. in questo senso il p.a.c.s., o matrimonio gay, o unioni civili (ciascuno scelga la variante che preferisce), oltre a essere puro e sacrosanto emancipazionismo puo' diventare un terreno di costruzione identitaria autonoma e differente (volutamente utilizzo i termini emancipazionismo e differenza, presi a prestito dal lessico del pensiero femminista, che ha saputo elaborare molto piu' del pensiero gay, che come tale forse manco esiste).

ho detto "puo' diventare", nel senso che la cosa piu' probabile e' che diventi un semplice patentino di rispettabilita' sociale; in ogni caso l'introduzione del p.a.c.s. in francia ha innescato un dibattito appassionante nel mondo gay francese, di cui la rivista tetu da' punutalmente conto, e questo mi pare gia' di per se' un risultato eccellente. (questo valga anche come indiretto commento a uno dei miei etero preferiti, che qualche tempo fa aveva scritto un post sul matrimonio tra gay).

Postato da: underworld a 12:19 | link | commenti (6) |


Commenti
#1   21 Dicembre 2004 - 13:16
 
Letto e rileggerò (insieme al vecchio post di Dosto sui matrimoni gay). Aggiungo agli stimoli per ulteriori riflessioni (la mia era una scheggia staccatasi da un monolito più grande, che prima o poi finirà sul blog).

Bene, poi ci sentiamo per giovedì, ché ho anche una roba da darti.
stefano
utente anonimo

#2   21 Dicembre 2004 - 18:36
 
Che si sposino pure, spero che questo però non dia contributo al loro isolamento da parte di chi gli va contro.
Noi terrestro tenteremo comunque e sempre a dividere dalla massa le persone "differenti" gay o handicappati che siano.

Mi dispiace molto di sto mondo. Ma va così e noi guardiamo e basta. D'altronde cosa fare?
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#3   21 Dicembre 2004 - 21:25
 
Fondamentalmente, è la logica del branco: nel gruppo si è più forti, in gruppo si ha meno paura. E così, per forza di cosa chi appartiene (o sente di appartenere) a una "minoranza", e per giunta fortemente ostracizzata, tende ad aggregarsi, e di conseguenza a condividere modi di dire, di fare, di presentarsi. E' la stessa ragione della divisa da boy-scout: l'uguaglianza del gruppo dev'essere per prima cosa visibile senza fraintendimenti (o quasi), da cui lo sviluppare un'omogeneità estetica (che equivale, nei fatti, ad una divisa).

Per quel che riguarda l'aver creato un'identità comune omosessuale attraverso la promiscuità sessuale, le saune etc., credo tu abbia tristemente ragione - e se posso dirlo, non mi sembra un gran contributo...
utente anonimo

#4   23 Dicembre 2004 - 16:57
 
grazie per l'ottimo spunto di riflessione. temo che qui in Italia siamo molto indietro quanto a riflessione e rappresentazione di noi stessi. partecipare, seppure attraverso le riviste, al dibattito francese o spagnolo (dove hanno un senso del "collettivo" molto più sviluppato e meno ideologicamente esclusivo) è sempre una boccata d'aria fresca. forse però dovremmo darci una mossa e introdurre anche qui elementi di discussione meno "terra-terra"
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#5   24 Dicembre 2004 - 00:59
 
certo... io in realtà non faccio molte differenze. mi accorgo ogni giorno che l'omosessualità è solo un dettaglio. E' però vero, come scrissi a proposito della religione, è una questione che le persone ricercano un'identità. E anche l'identità sessuale, in fondo, è un'identità. Essere gay, immagino, non porta a nessuna modificazione mentale, tranne che se parliamo del gusto sessuale.
Ma da sempre gli omosessuali si sono rivolti a una connotazione estetizzante della vita. Perchè sono più sensibili? Non credo, non credo proprio. Forse perchè l'estetica dona una identità? Probabile.
Ciò non toglie che quando mi si presentano davanti quelle checche che sembrano fighe coi baffi (tipo i ballerini sotto l'170) li prenderei a calci in culo.
E' una cosa isntintiva. Sono intollerante, omofobo? O forse prenderei a calci pure le donne che fanno le fighette culette, gli uomini che fanno i metrosexual...
Insomma, trovo che la superficializzazione dell'identità sia ridicola a prescindere dal sesso o dall'orientamento.
Siamo tutti un po' froci. E tutti i froci sono un po' etero. Però pure i gay possono degnarsi di fare le "persone normali" in quanto, in fondo, non hanno niente di strano.
Capisco il bisogno di identità, la standardizzazione di certi comportamenti, la delicatezza d'animo. Ma capisco anche come uomini omosessuali che vanno oltre possano non trovarsi a loro agio in un mondo di luistrini e pajettes.
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#6   10 Gennaio 2005 - 18:10
 
Non mi trovo molto d'accordo su alcuni punti espressi... sono un po' stanco e ci vorrebbero ore per scrivere quello che penso.. in generale io pur non riconoscendomi negli esccessi della visibilita' e visivita' dell'essere omosessuale (mi piace piu' essere anonimo nel mio look) adoro da morire gli eccessi sulle altre persone etero/omo/trans. Ne sono affascinato... Pur non condividendo e non desiderando di essere come loro adoro ammirare una signora tarchiata con la minigonna e truccata alla fellini o una checca persa in lustrini e pajettes trovandomi assolutamente a mio agio. Sul lato personale la checca persa potrebbe essere anche un nobel, mentre il frocio in giacca e cravatta incapace di fare una 0 col bicchiere... ma questi sono solo cliche'...
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