underworld

a cul di cagone non manco' mai merda - f.rabelais

pensierini

Blogger: underworld
was soll ich denn aber in africa als frau, als frau wenn der schwarze mann die schwarze frau kastriert?
nina hagen

che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani?
aldo busi

venerdì, 15 giugno 2007

agli amici a cui non abbiamo salvato la vita (un post sulla depressione)

why should they seek our gaze? what would they have to say to us? "we" - this "we" is everyone who has never experienced anything like what they went through - don't understand. we don't get it. we truly can't imagine what it was like. we can't imagine how dreadful, how terrifying war is; and how normal it becomes. can't understand, can't imagine. that's what every soldier [...] stubbornly feels. and they are right.

con queste parole la mai abbastanza rimpianta susan sontag chiude "regarding the pain of others", se non ricordo male il suo ultimo saggio.

negli ultimi mesi tre persone a me molto vicine hanno patito gravi forme di depressione. avevo già conosciuto la depressione, di cui ha sofferto per moltissimi anni un mio familiare di primo grado, ma forse perché allora ero troppo giovane, o forse per l'assoluta prossimità di questa persona, non avevo mai colto un aspetto fondamentale della depressione, che susan sontag descrive così efficacemente a proposito delle vittime di guerra: l'immensa solitudine. forse per questo immenso senso di solitudine che la persona depressa prova, la depressione sembra trasformarsi in dimensione totalizzante, che non gli lascia spazio e modo di preoccuparsi di niente altro che non sia la propria malattia (ammesso che di malattia si tratti): "i problemi degli altri sono inezie rispetto al mio problema" o per lo meno "il mio problema è così grosso che non riesco neppure a pensare ai problemi degli altri".

e qui arriva la parte realmente spaventosa: la conseguenza più immediata di questo assoluto "egoismo" del depresso, è che mentre noi "sani" tendiamo a solidarizzare con qualunque altro "malato" , la persona depressa ci fa incazzare, ci fa venire voglia di allontanarci: ci sembra che l'unica possibilità sia che si aiuti da sé (il che genera in noi senso di impotenza e frustrazione, perché mette in crisi uno dei fondamenti della nostra idea di amicizia: "gli amici si vedono nel momento del bisogno") e al tempo stesso abbiamo la sensazione che non faccia niente per aiutarsi, il che alimenta la nostra incazzatura: "ti voglio bene, pertanto se non fai qualcosa per stare meglio, stai facendo qualcosa di male anche contro di me".

questo evidentemente tende a generare senso di colpa e quindi ancora più voglia di allontanarsi. e il senso di solitudine della persona depressa  evidentemente cresce.

tornando al punto della dimensione "totalizzante" della depressione un altro meccanismo inquietante, quando ci rapportiamo a una persona depressa, è che ci sembra che abbia perso la sua individualità: "la persona depressa" diventa "il depresso" e tutti i depressi ci sembrano uguali, assorti nel proprio problemi, impotenti e costretti a reagire tutti nello stesso modo. e qui torniamo al punto di prima, se la persona a cui vogliamo bene smette di essere "persona", anche l'affetto che proviamo si fa più faticoso, meno istintivo e più frutto di una scelta deliberata, quindi in un certo senso "meno affetto".

un corollario: l'unico altro problema che conosco che suscita in noi "sani" lo stesso tipo di reazione (rabbia, fastidio, desiderio di fuga, sensazione di perdità di identità, di individualità) è la dipendenza (tossicomania, alcolismo), la cui "fenomenologia" (non dico sintomatologia perché non sono sicuro che la dipendenza o la depressione siano patologie in senso stretto) mi sembra peraltro molto simile per certi versi a quella dei depressi.

altro tema strettamente relazionato con i precendenti: il depresso destabilizza, spesso pesantemente, chi gli sta intorno. come un sasso scagliato in acqua ferma, che genera cerchi concentrici che si vanno allargando anche se allontanandosi dal centro perdono forza, le richieste di aiuto della persona depressa (sia quelle esplicite - che spesso assumono caratteri ultimativi e/o colpevolizzanti - sia quelle implicite , specie quelle che si comprendono solo a posteriori, dopo qualche crisi particolarmente intensa o gesto eclatante da parte della persona depressa), hanno la capacità di generare lacerazioni profonde nelle persone vicine (sensi di colpa e di inadeguatezza, come si diceva prima, ma anche dubbi sulla reale natura dell'affetto che ci lega alla persona depressa e sulla propria capacità di "sentire" l'altro), spesso anche aggressività sia verso la persona depressa sia reciprocamente tra quelli che gli stanno intorno, che tendono a incolpare l'altro di insensibilità o egoismo.

Postato da: underworld a 13:18 | link | commenti (1) |


Commenti
#1   27 Giugno 2007 - 10:58
 
Ciao...io non conosco questa scrittice che citi,ma sono stato un eroinomane e mi rialzo ora dall'ultima botta di depressione (si parla di oltre un anno) ed è vero,sono cose molto simili per certi versi,che portano ad essere soli. Non conosco nemmeno le reazioni di chi si ha intorno perchè non le ho vissute,ma quando è tutto buio intorno,si ha la sensazione di poter cadere e continuare a cadere per sempre. E' capitato anche a me sentirmi uno stronzo per non aver potuto aiutare chi aveva problemi di gran lunga inferiori ai miei,ma era un'amica e io le voglio bene,o così mi ostino a credere nonostante non abbia potuto aiutarla. E' vero che la depressione porta all'egoismo,ma soltanto perchè è vero anche che se non ci si salva da soli non può farlo nessuno al posto nostro. Però una parola da chi si considera tuo amico a volte aiuta!
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente GhiandolaMarcia

Commenti


i libri del 2007
i libri del 2006
i libri del 2005
i libri apr 03 - dic 04