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was soll ich denn aber in africa als frau, als frau wenn der schwarze mann die schwarze frau kastriert?
nina hagen

che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani?
aldo busi

domenica, 26 agosto 2007

uno scooter in meno

è quello che mi hanno rubato oggi pomeriggio nella pittoresca vejer de la frontera, provincia di cadiz, estremo sud dell'andalusia.

Postato da: underworld a 03:42 | link | commenti (2) |

venerdì, 24 agosto 2007

atti osceni in luogo pubblico

un altro piccolo tassello della deriva pre-illuminista del nostro paese: decine di multe a gente che prende il sole nuda su una spiaggia che è nudista da decenni.

il tutto mentre nel resto d'europa scompaiono le spiagge nudiste, nel senso che tende prevalere il sacrosanto principio che ciascuno in spiaggia ci va come crede, in qualsiasi spiaggia. roberto d'agostino (roberto d'agostino? ma chi cazzo è roberto d'agostino?) e carmen llera (lei invece so chi è: è la vedova di alberto moravia, uno degli autori che più efficacemente hanno saputo contrastare e mettere in ridicolo il perbenismo, l'ipocrisia e il moralismo di questo paese) dicono che è uno schifo (la solita repellente tendenza italiana a confondere l'estetica con l'etica).


poi magari ci si stupisce che i turisti stranieri ormai preferiscano massicciamente altri posti (soprattutto la spagna) piuttosto che venire in italia a farsi rapinare da albergatori e ristoratori senza scrupoli, al farsi multare per aver mangiato un pezzo di pizza in piazza bra a verona o per essersi tolti il costume in spiaggia. boh.

Postato da: underworld a 12:18 | link | commenti |

martedì, 21 agosto 2007

the underworld guide to skulptur projekte münster 07

tutt'altra musica quella di münster rispetto a kassel: qui c'è un progetto riconoscibile, chiaro, avvincente.
arrivi in città pensando di trovarla invasa dingomranti sculture a ogni angolo di strada e scopri che la scommessa è esattamente quella opposta: fare una grande esposizione di sculture in spazi pubblici con l'ambizione di non ingombrare, non interferire con la normale vita della città. il risultato è un'interessantissima serie di opere quasi esclusivamente concettuali, non "visive", spesso ai limiti dell'invisibile/impercettibile, roba che ti devi andare a cercare con pazienza, armato di piantina, in una specie di caccia al tesoro per piazze, strade e giardini della città.

qualche nome e cognome (da notare con un po' di amaro in bocca che anche qui, come a kassel, non è stato invitato neppure un italiano): guillaume bijl (un finto scavo archeologico in fondo al quale appare la cime di un campanile neoromanico), susanne philipsz (un micropaesaggio sonoro nascosto sotto un ponte), bruce naumann (una grande piramide rovescita scavata in una piazza), rosemarie trockel (delle semplici siepi di tasso piantate in riva a un lago in maniera da alterare la percezione del paesaggio, svelandone il carattere artificiale).

una menzione speciale merita l'opera di valorizzazione delle sculture acquisite dalla città nel corso  e soprattutto la mostra del materiale d'archivio delle precedenti tre edizioni dell'esposizione. la cosa curiosa è proprio il confronto tra le precedenti edizioni, più improntate alla "scultura-scultura": paragonate alle eteree opere di quest'anno, persino opere cerebrali come quella di rebecca horn o iconoclaste come quella di thomas schütte per l'edizione 1987, assumono un sapore "classico".

Postato da: underworld a 04:52 | link | commenti |

the underworld guide to documenta 11

giudizio sintetico: un'autentica delusione. quello che mai mi sarei aspettato: un'edizione di documenta molto meno rigorosa e molto più superficiale di una biennale. diciamo che più o meno tutto quello che c'è di interessante sta al museo fredericianum, le altre sedi sono di fatto superflue.

ma andiamo con ordine: laddove il criterio curatoriale a venezia è di una chiarezza esemplare (ne ho parlato un paio di post più indietro), qui è inesistente o, il che sarebbe pure peggio, incomprensibile. di fatto si ha la sensazione che il curatore (il primo curatore tedesco di documenta, che io sappia) si sia limitato a mettere una in fila all'altra un numero sterminato di opere di suo gradimento, più o meno come se stesse arredando casa sua. altro punto interrogativo: le opere selezionate spaziano su un arco di cinquant'anni - il che per un'esposizione a cadenza quinquennale è una scelta ardita, potenzialmente molto interessante. il fatto è che qui non sembra esserci nessun particolare motivo per compierla.

ci sono poi alcune prese di posizione irritanti, tipo quella di non mettere sulle didascalie nessun tipo di dato biografico sull'artista - le didascalie del resto sono di solito veramente ben nascoste e quando anche sono visibili, quasi mai si capisce a che opera si riferiscano.

mischiate con il resto degli artisti, ci sono una serie di mini-retrospettive disperse per le cinque o sei sedi e dedicate ad autori non troppo conosciuti e piuttosto interessanti (spiccano lee lozano e juan davila).

ma veniamo ai nomi e cognomi: innanzi tutto nedko solakov, bulgaro già notato alla biennale di venezia, qui espone una serie di 99 disegni assolutamente esilaranti su altrettante paure o nevrosi contemporanee e un video sul suo outing - risalente all'incandescente 1990 - come informatore dei servizi segreti bulgari.

dierk schmidt presenta una serie di documenti relativi alla conferenza sull'africa che si tenne a berlino - una durissima testimonianza sul nostro passato coloniale, ma anche un'amara riflessione sul nostro presente, visto che una dei principali fondamenti giuridici addotti dalle potenze coloniali per giustificare le loro ruberie in africa era, allora come oggi, quella di garantire il libero commercio con l'europa.

altre liete scoperte: la croata sanja ivekovic, che ha trasformato la grande piazza di fronte al fredericianum in un campo di papaveri (da oppio!). in mostra anche una sua opera degli anni 70, una sorta di delirante parodia dell'omicidio di kennedy a dallas: durante una visita di tito sotto casa sua passa il corteo presidenziale. lei si piazza sul balcone di casa sua e, con un trattato di sociologia sulle ginocchia, inizia a masturbarsi. benché il balcone sia invisibile dalla strada, le forze di sicurezza chissà come la vedono e le impongono di rientrare in casa.

il cinese zheng guogu, autore di una serie di elegantissime installazioni fatte di materiali disparati.

un delirante polacco di nome kwiekulik, che negli anni 70 si divertiva a fotografare il suo bebé infilandolo nella tazza del cesso o ricoprenolo di fette di prosciutto.

menzione speciale per lukas duwenhogger, autore di un progetto per un monumento agli omosessuali vittime del nazismo, da realizzarsi a berlino: si tratta di una sorta di torretta di sorveglianza da lager sormontata da un'enorme teiera con due braccia in atteggiamenti inequivocabilmente scheccanti che fungono da beccuccio e da manico.

per il resto:
un sacco di gente che - chissà perché - si sente in diritto di infliggerci foto e filmini delle sue vacanze in posti più o meno esotici, più o meno disgraziati;
un sacco di gente convinta (evidentemente a ragione, visto che stanno a documenta) che basti fare delle affermazioni contro gli usa o contro le multinazionali o contro gli ogm per fare arte contemporanea. in generale l'andazzo sembra essere quello di un impegno molto superficiale e stereotipo, più alla live aid che alla joseph beuys, tanto per capirci. anche da questo punto di vista venezia batte kassel. due nomi a caso: ines doujak e george oddi (quest'ultimo espone una serie di bellissime, coloratissime, seducenti foto della catastrofe umana e ambientale del delta del niger, ma il punto è: perché le immagini di una catastrofe umana e ambientale "devono" essere bellissime e seducenti?)

Postato da: underworld a 04:18 | link | commenti |

lunedì, 20 agosto 2007

un classico
primo giorno su una spiaggia in cui si può stare nudi. la sera scrivo questo post da sdraiato, perché seduto non ci posso stare...

Postato da: underworld a 23:10 | link | commenti (2) |

mercoledì, 01 agosto 2007

un tocco di classe

stasera ho incontrato una vicina di casa della montagna. deve avere quattro o cinque anni meno di me. da bambini abbiamo passato estati intere giocando insieme. oggi ha un figlio di dodici anni, mi ha detto. dimostra forse qualche anno più di me.

ci siamo incontrati al ristorante. io seduto al tavolo, lei in piedi, servendomi. lo so, non c'è nulla di strana, ed è fastidiosamente populista che io lo scriva qui. e tuttavia...

Postato da: underworld a 22:32 | link | commenti |


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