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mercoledì, 16 agosto 2006

in romania diciassette anni dopo/1

nell'agosto dell'ottantanove andai in romania. alla buonanima di ceausescu restavano pochi mesi, ma lui non lo sapeva e tantomeno lo sapevamo noi, tre scimuniti poco più che ventenni. quando alla fine di dicembre scoppiò la cosiddetta rivoluzione, la cosa mi parve molto strana: il paese mi era parso muto e terrorizzato, non certo il pentolone in cui stava ribollendo roba così grossa. nei mesi successivi si seppe in effetti che più che di una rivolta di piazza si era trattato di una congiura di palazzo. buon per quei trentamila che inizialmente erano stati dati per morti nella rivolta - le vittime furono in realtà poche decine. e buon per il paese in generale, ovviamente.

come è il paese oggi, almeno a livello di superficialissime impressioni di un turista più o meno scimunito come allora?

ci sono molte più automobili - all'epoca quasi non ce n'erano, le poche si chiamavano dacia, erano il prodotto di una joint venture romania-renault (cosa che ci facilitò parecchio la vita quando si guastò la scassonissima renault 5 su cui viaggiavamo noi).

le strade fanno più schifo di allora. le case fanno schifo uguale. oggi però si costruiscono un mucchio di chiese ortodosse, enormi, pacchianissime, orripilanti. da qualche anno il cristianesimo ortodosso è diventato religione di stato. il ministero della cultura è stato ribattezzato "ministero della cultura e del culto", quel che si dice un accostamento inquietante.

allora era piuttosto difficile trovare da mangiare (passato il ponte che portava dalla sponda rumena a quella bulgara del danubio, un chiosco di wuerstel ci fece ballare di felicità!), oggi ovviamente non è più così, anche se il cibo fa abbastanza schifo.

la romania ha una popolazione di ventidue milioni di abitanti, di cui un milione e mezzo emigrati all'estero. facendo un calcolo a spanne questo significa che nella fascia di età 20-40 (quella a cui verosimilmente appartiene la stragrande maggioranza degli emigrati) un romeno su tre o quattro vive fuori. la sociologia ci dice che un'esodo del genere costituisce per il paese, al di là del sollievo di breve termine costituito dalle rimesse degli emigranti, una tremenda condanna nel medio-lungo periodo: quelli che se ne vanno sono i giovani più svegli e intraprendenti (in ampie zone del sud italia ad esempio, questo è successo e continua a succedere). ci sono posti tipo la bellissima valle del fiume viseu, nell'estremo nord, al confine con l'ucraina, in cui in questa stagione otto auto su dieci sono targate milano o bergamo (si riconoscono da quelle dei pochissimi turisti italiani perchè sono più pulite e hanno ogni sorta di cianfrusaglie appese al retrovisore).

Postato da: underworld a 23:13 | link | commenti (3) |


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