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a cul di cagone non manco' mai merda - f.rabelais

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was soll ich denn aber in africa als frau, als frau wenn der schwarze mann die schwarze frau kastriert?
nina hagen

che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani?
aldo busi

martedì, 17 gennaio 2006

a proposito di "moderatismo"/2: l'economia, la politica, gli affari

"una volta accertato dalla magistratura che non esiste reato, non si capisce perché infuri su pagine e pagine la campagna sulla temperatura morale e politica dei ds. oppure si capisce troppo: la destra tenta lo slogan «siamo tutti ugualmente sporchi», la coalizione di centrosinistra tenta di ridurre il peso interno dei ds. a costo di perdere fiducia e voti. mi permetto infatti di non essere d'accordo quasi su niente. a partire dalle intercettazioni, sulle quali non mi persuadono né parlato, né pirani, né rodotà. e non solo perché nessuno, neanche un politico, è tenuto a essere ascoltato 24 ore su 24 senza saperlo ed essere quindi inevitabilmente passato ai giornali, ma perché non è molto decente una giustizia che si mette la cuffia all'orecchio per captare indizi che non ha. se li ha, usi quelli, e se mai il telefono con relativo avviso di garanzia. chiamatela omertà, io la chiamo libertà minima.

non capisco poi l'errore morale e politico. un leader della sinistra non deve telefonare a nessuno, previo informarsi se non è sotto inchiesta? non deve interessarsi a nessuna operazione che avviene sulla piazza economica? nei primi giorni s'è detto addirittura che la politica deve stare alla larga dall'economia. ma davvero? e la commissione europea di che si occupa, di storia e filosofia? ha deciso, e per di più senza consultare le popolazioni cui cambiava lo statuto dei rapporti, di demolire il modello sociale europeo e di imporre, come soli parametri della comunità, la competitività e la concorrenza, perché l'ineguaglianza è motore della crescita. così sono state decise le regole di maastricht e il patto di stabilita (e ci si meraviglia se dalla gente arriva un sonoro no ai trattati). il governo e il parlamento erogano soldi alle imprese e decidono di fragilizzare il lavoro, spendere meno in scuola, previdenza e sanità, esigendo e imponendo i fondi pensione come cassa per le imprese. la politica è inseparabile dall'economia.

ma, si dice, questa è economia, quelli sono affari. quali? se si tratta di malversazioni, si ricorre al codice penale. se no, non si dica che non è lecito a un politico o un gruppo politico di fare affari. io preferirei di no, ma fino ad oggi è sì, si permette a qualsiasi soggetto, purché dichiarato, salvo che ci sia conflitto di interessi, perché alla lega delle cooperative no? ma, obiettano scalfari e ruffolo, la sinistra non è la stessa cosa. se sembra occuparsi di finanza, la sua gente entra in allarme e sospetto. certo non si può dire che repubblica la rassicuri. anzi ne accresce i timori che il solo interessarsene la farebbe mancare alla sua fisionomia, perdere l'anima.

qui ti voglio: alla sinistra è stato chiesto, pena l'accusa di arcaismo e irrealismo, di dismettere la sua idea non dico di rivoluzione ma perfino riformista (la parola ha cambiato segno), di stare a un sistema di rapporti di mercato basato sul profitto, sulla riduzione dei salari, sul trasferimento incontrollato dei capitali, sull'erogazione a pioggia di denaro pubblico alle imprese, sulla tassazione derisoria dei capital gains, sulle privatizzazioni, sulla speculazione edilizia - (salvo che ci si metta gentucola come ricucci) - e non ha sofferto molto ad adeguarvisi. sono tutte misure che implicano un passaggio o una redistribuzione di risorse ingenti, che arricchiscono gli uni e penalizzano gli altri, quelli che a rigor di logica sarebbero la sua base? tutto questo non fa problema né politico né morale, mentre lo fa che fassino abbia telefonato a consorte, per sapere quello che, evidentemente, non sapeva?
non capisco perché chi ha fatto di tutto perché diventassimo «un paese normale», e si facesse normale soprattutto l'ex pci, cosa di cui d'alema si è convinto, non ammette che le coop che del pci non sono mai state ma gli erano vicine, si comportino da soggetto economico normale, e magari possano farsi una banca. amato osservava che devono averne i mezzi e non stornarli da altri loro compiti. giusto. ma se così fosse, perché non potrebbe esistere una banca di proprietà condivisa, come i loro supermercati, cosa che con l'alternativa al capitalismo non c'entra affatto? parlato pensa che una finanza «rossa» non debba esistere, e così anche io. ma lui ed io siamo due vecchi comunisti, mentre i diesse non lo sono affatto, si vogliono clintoniani, e lo scandalizzato ulivo sostiene ardentemente la proprietà, finanziaria inclusa. oppure la ex sinistra deve stare nello stesso universo ma non competere? se no perde l'anima? gliene è stata chiesta una larghissima parte. l'ha data. sta al gioco. fino a prova contraria non bara. a che mira dunque questo starnazzare? a non disturbare qualche manovratore? a favorire la margherita nella coalizione? a rischio di far rivincere berlusconi? bel colpo. "

(bel colpo, rossana rossanda, il manifesto, 12 gennaio 2006)

Postato da: underworld a 16:03 | link | commenti (2) |

a proposito di "moderatismo"/1: pacs e matrimoni tra persone omosessuali

"egregio professor prodi, perdoni la ruvida franchezza ma si lasci dire che un cattolico come lei dovrebbe fare un po' più attenzione quando interviene nel dibattito civile parlando con tono sprezzante di «folklore» a proposito di usi e costumi altrui. corre altrimenti il serissimo rischio di fare la figura del bue che dà del cornuto all'asino. o vogliamo metterci a discutere di miracoli, segreti di fatima, madonnine lacrimanti e infallibilità papale a maggior gloria del programma dell'unione?

agli occhi dei non cattolici come me, tutte queste cose appaiono per l'appunto folklore, per usare l'espressione più leggera che mi viene in mente, al cui confronto il tanto vituperato gay pride potrebbe apparire un evento di estrema sobrietà. c'è però da considerare il fatto che svariati leader della sinistra laica, per il senso relativo che questa espressione può ancora possedere in italia, ci hanno spiegato che bisogna rispettare la sensibilità di voi cattolici perché primo è buona educazione e secondo serve a mandare a casa berlusconi. ma se buona educazione dev'essere, non le pare che dovrebbe almeno essere reciproca?

definire perciò «folklore» la manifestazione di oggi a favore dei pacs non mi pare un gesto di grande fair play. credo che dimostri, al contrario, che i cattolici, anche quando non sono berlusconiani o ratzingeriani di ferro, conservano gelosamente la vecchia abitudine di usare due pesi e due misure e di promuovere a misura di tutte le cose i loro inveterati pregiudizi.

l'amara conseguenza politica che se ne può trarre è che la disponibilità a mediare con i cattolici mostrata da gran parte della sinistra laica e del movimento glbt (gay, lesbico, bi e transessuale, nel caso non lo sapesse) è stata un «grave errore», per citare una recente sentenza di papa benedetto. il pacs, infatti, non intacca il feticcio del matrimonio di serie a al quale voi cattolici tenete tanto, legittimando in pratica un'oggettiva discriminazione nei confronti dei cittadini e delle cittadine omosessuali che decidono di regolare la loro vita di coppia. ma ecco che voi siete immediatamente riusciti a trasformare in un feticcio negativo anche questo moderato acronimo, con l'obiettivo di ridurre ulteriormente le concessioni che siete disposti a fare, in modo che la discriminazione risalti in maniera più evidente. addavenì zapatero, vien da dire.

comunque, se con le sue folkloristiche opinioni sugli omosessuali pensa di assicurarsi una solida vittoria elettorale, mi permetto di darle un consiglio: si allei direttamente con casini e berlusconi. approfitti delle magnifiche prospettive offerte dalla nuova legge elettorale e formi un enorme centro baciapile, lasciando che l'italia proceda allegramente alla deriva, uscendo dall'europa e navigando verso altri lidi. il modello iraniano, per dirne una, è proprio a due passi. se viceversa rimane affezionato all'idea di vincere le elezioni contro berlusconi, dovrebbe tenere presente che molti tra quelli che si considerano laici e di sinistra non ne possono più di papa, vescovi e cardinali a colazione pranzo e cena, con tutte le loro indebite pretese di controllo sulle vite altrui (cioè nostre). senza contare che per recuperare almeno un po' d'italia dall'abisso di regressione culturale in cui sprofonda un giorno dopo l'altro non guasterebbe, oltre a un po' di rispetto in più verso chi la pensa (e la vive) diversamente, anche qualche ricetta un minimo convincente per poter apprezzare le differenze tra centrodestra e centrosinistra. altrimenti, convincersi ad andare a votare anche questa volta sarà molto dura. ma forse lei di questo non si preoccupa più di tanto, visto che a quanto pare i nostri voti le fanno pure un po' schifo. saluti folkloristici."

(caro romano ti scrivo, gianni rossi barilli, il manifesto, 14 gennaio 2006)

abbiamo accettato i pacs come approssimazione al matrimonio "di serie a" invece che pretendere "la cosa vera", l'abbiamo fatto per rispetto verso santa romana chiesa e i suoi deprimenti chierici di destra e di sinistra, non certo per rispetto verso un'opinione pubblica che al riguardo non e' mai stata consultata, ma tutt'al piu' manipolata dai chierici di cui sopra.

se questi sono i risultati di quella che ritenevamo essere una strategia e che si e' rivelata essere non piu' che una tattica, e per di piu' perdente, e' forse arrivato il momento di alzare il tono del dibattito, e della voce, e chiedere a chiunque vinca le elezioni non una sbiadita fotocopia (il pacs verrebbe immediatamente e automaticamente cancellato in caso di matrimonio di uno dei due contraenti) ma la cosa vera.

Postato da: underworld a 15:42 | link | commenti |

giovedì, 12 gennaio 2006

se lo dice montesquieu...

"addio genova detestabile, se la sorte mi sara' favorevole non ti rivedro' piu'"

Postato da: underworld a 16:12 | link | commenti |

martedì, 10 gennaio 2006

le radici del neoproletariato

"gli operai non erano pittoreschi, erano classe operaia o niente, senza politica niente. il borghese puo' avere un'esistenza prometeica, costruire oltre che accumulare, essere buono o cattivo, reazionario o paternalista, e il lumpen e' una figura ambigua e patetica - un operaio che non fa politica e' un aggeggio di serie, la vita scandita dai tempi altrui, i drammi ripetitivi."

(da r.rossanda - la ragazza del secolo scorso)

Postato da: underworld a 15:32 | link | commenti (2) |

domenica, 08 gennaio 2006

cinema ed estetica del nulla

sono passati ormai quasi vent'anni dall'uscita de "il silenzio degli innocenti", e posso dire che mai fino ad allora avevo visto un film incidere cosi' profondamente sull'immaginario del proprio tempo e avere una cosi' vasta potenza seminale - cio' non significa che questo non fosse mai successo prima, ma certamente mai da che io ne possa serbare memoria diretta.

mi piace pensare che si tratti di uno strepitoso film d'amore, di quella specifica tipologia d'amore "assoluto" che e' l'amore adolescenziale non ricambiato. ma naturalmente, come ogni capolavoro, anche "il silenzio degli innocenti" consente numerose altre chiavi e livelli di lettura, e qui mi preme sottolinearne un altro, ed e' l'irruzione della violenza cieca e assoluta (non a caso come l'amore di cui sopra), del tutto slegata dal contesto (sociale, economico, generazionale e quant'altro) e dai comportamenti di chi si trova costretto a subirla.

certo, qualche avvisaglia c'era stata gia' in psycho, in certa fantascienza catastrofista degli anni cinquanta e in molto cinema dell'orrore (quello che oggi fa figo chiamare b-movie o cinema di genere) e poi in d.lynch e in "henry - pioggia di sangue", ma si era sempre trattato di una violenza per cosi' dire trascendente - gli extraterrestri, la follia, il demonio, il male con la m maiuscola. e' solo a partire dal capolavoro di j.demme che diventa perfettamente "umano" (malato si', ma umano, non trascendente) e per cosi' dire legittimo su uno schermo cinematografico questo tipo di violenza truculenta e del tutto svincolata da qualsiasi sistema valoriale (persino in sam peckimpah la violenza scaturisce sempre da una violazione di un sistema valoriale condiviso, per quanto distante questo sistema possa apparire da quello dello spettatore) o anche solo da un movente "misurabile" (i soldi, il potere, la gelosia, etc etc).

pochi anni dopo, cinque se non sbaglio, esce il fortunatissimo "pulp fiction" in cui tarantino non inventa nulla, almeno a livello contenutistico: si limita a trasformare in senso comune "pop" quelli che in ambiti piu' elitari erano gia' postulati estetici consolidati: l'assemblaggio di citazioni, che nell'arte contemporanea era stato il gioco preferito degli ultimi venti-venticinque anni, e l'abbattimento della frontiera tra cinema di genere e cinema d'autore (in buona sostanza pero' questo era gia' avvenuto con il silenzio degli innocenti). tarantino rende solo il gioco piu' esplicito, rutilante e fruibile (malgrado una certa verbosita' di pulp fiction), e con kill bill vol.I arrivera' a violare l'ultimo tabu', costruendo il film come un film porno: la stessa ossessione-compulsione per il dettaglio anatomico, la stessa struttura iterativa e non-narrativa: dopo i primi cinque o dieci minuti, lo spettatore sa gia' tutto quello che c'e' da sapere sul contesto, non c'e' un finale ma solo una serie di scene di combattimento che si concludono con l'eroina sudaticcia ma vittoriosa, cosi' come in un film porno ci sono una serie di chiavate che si concludono inevitabilmente con l'eiaculazione di un lui altrettanto sudaticcio (ovviamente non tutti i lui possono essere glam come uma thurman, o come rocco siffredi).

a partire dagli aspetti piu' superficiali di questi due filmoni (la violenza senza movente, quella che ti piomba addosso senza che tu abbia fatto nulla per meritartela o che tu possa fare alcunche' per difenderti derivata da il silenzio degli innocenti; il voyeurismo pop, non esplicitamente porno ne', all'estremo opposto, d'essai, di pulp fiction) il mainstream cinematografico hollywoodiano (ma anche francese, si pensi a certo luc besson) si e' inventato un filone di intrattenimento che all'insegna di una spensierata estetica del nulla ci infligge insipide storielle di collezionisti di falangi, in cui l'unica attenzione degli autori sembra risiedere nel meccanismo gatto-topo con cui i buoni riescono ad acciuffare il cattivo (depotenziando fino a rovescirne il senso il raffinatissimo, terrorizzante gioco di seduzione reciproca e di scambio di ruoli fra buoni e cattivi del magistrale film di demme) e/o in una rappresentazione sempre piu' luccicante di arti amputati.

l'estetica del nulla sembra stia ormai dilagando anche fuori dal mainstream, basti pensare a "a history of violence", di un autore un tempo credibile e interessante come d.cronenberg: le due identita' / personalita' del protagonista sono talmente stereotipate e poco interessanti, che esci dal cinema domandandoti di cosa parli il film.

Postato da: underworld a 02:30 | link | commenti (3) |

mercoledì, 04 gennaio 2006

diffidate di chiunque abbia piu' di trent'anni, diffidate di chiunque abbia meno di trent'anni

ci sono un sacco di cose da dire su il sopravvissuto di antonio scurati.

la prima e' che e' un libro appassionante, uno di quelli che non danno pace fin quando non l'hai finito.

la seconda e' che non mi piace molto come e' scritto, un po troppo ampolloso e aggettivato - una prosa estenuata, oserei dire, se non suonasse come un complimento dato l'argomento di cui tratta: un professore di liceo alle prese con le conseguenze psichiche, etiche, morali, sociali di una strage compiuta da uno studente di liceo, di cui lui e' l'unico sopravvissuto.

colpisce la grande varieta' tematica di questo libro ambizioso: si parla di due generazioni, quella degli adolescenti e quella dei quarantenni: non si parlano quasi mai, si scrutano diffidenti, i giovani appaiono completamente disinteressati al mondo degli adulti e incapaci di relazionarsi tra di loro se non attraverso il sesso o le droghe, gli adulti disprezzano i giovani e li invidiano, se ne servono per paragoni autoconsolatori o come oggetti sessuali, li odiano. si parla di tempo che passa e si porta via ogni traccia di idealismo. si parla di rapporti sociali malati: violenza, discriminazione, emarginazione come modalita' normali della relazione fra individui e fra strati sociali. si parla di amore e di desiderio, e in particolare dell'egoismo di ogni desiderio, dell'autismo di ogni amore. si parla del ruolo dei genitori e di quello degli insegnanti, cio' che dovrebbero essere e cio' che sono qui e ora - assenti o impotenti i primi, irresponsabili, accecati dal narcisismo, dall'ignavia o dal cinismo i secondi.

di qualunque cosa si parli, il tono prevalente e' ben oltre il pessimismo della ragione, e'una sorta di razionalissima, plumbea disperazione, a questo e a niente altro sembra condurre tutta la grandissima intelligenza dell'italia di oggi che e' dispiegata in queste preziose quattrocento pagine.

Postato da: underworld a 04:44 | link | commenti (3) |

una mostra e un piccolo segreto molto ben custodito

a palazzo rosso, nella genovese via garibaldi, c'e' una piccola, gradevole mostra di mobili disegnati tra gli anni trenta e sessanta da ignazio gardella. visitando la mostra scopro che da un paio di mesi e' stato resturato e reso accessibile un piccolo, straordinario appartemento che l'architetto franco albini, geniale progettista di musei,fece costruire in un sottotetto per l'allora direttrice della galleria di palazzo rosso. un gioiellino da non perdere, non foss'altro che per le bellissime viste sul centro storico e sul porto.

Postato da: underworld a 04:08 | link | commenti |

i libri del 2005

c.hein - terra di conquista
a.bajani - cordiali saluti
j.corcobado - el amor no esta' en el tiempo
l.landero - el guitarrista
m.albero - principiantes
m.abad - sangre
a.alamo - nata soy
m.gutierrez - la mujer ensimismada
s.de beauvoir - i mandarini
e.vila-matas - suicidi esemplari
j.j.millas - hay algo que no es como me dicen | el caso de nevenka fernandez contra la realidad
s.bianchi - la gamba del felice
m.carlotto | m.videtta - nordest
j.crumley - l'ultimo vero bacio
r.zena - la bocca del lupo
c.wolf - pini e sabbia del brandeburgo
w.borchert - draussen vor der tuer
a.munoz molina- i misteri di madrid
r.campo - mai stata cosi' bene
a.zafesova - e da mosca e' tutto
s.aleksievic - incantati dalla morte
g.feliziani - colpirne uno educarne cento
g.pisano - lo strano caso del signor mesina
h.selby jr - ultima fermata a brooklyn
p.o.enquist - la biblioteca del capitano nemo
f.dostoevskij - delitto e castigo
g.greene - dr.fischer of geneva or the bomb party
h.de balzac - splendori e miserie delle cortigiane
e.lindo - una palabra tuya
p.fitzgerald - innocenza
k.tucholsky - il castello di gripsholm
a.gimenez bartlett - serpientes en el paraiso
g.mercenaro - genova e le sue storie
a.munro - il sogno di mia madre
e.mendicutti - california
j.magenau - christa wolf | una biografia
w.g.sebald - storia naturale della distruzione
m.sharpe - gli schwartz
b.reimann - franziska linkerhand
c.corso | s.landi - ritratto a forti tinte
p.fitzgerald - at freddie's
g.bianconi - a mano armata | vita violenta di giusva fioravanti
a.funder - c'era una volta la ddr
e.nash - madrid
alain-fournier - il gran meaulnes
a.nothombe - cosmetica del nemico
e.mendoza - la ciudad de los prodigios
c.buarque - budapest
p.k.dick - l'uomo nell'alto castello
s.de beauvoir - memorie di una ragazza perbene
e.jelinek - le amanti
e.trevi - senza verso
m.braghieri - calcio d'inizio
j.goytisolo - le settimane del giardino
don l.milani | scuola di barbiana - lettera a una professoressa
a.crumey - musica in una lingua straniera
r.arenas - antes que anochezca
p.lingua - breve storia dei genovesi
p.mastrocola - la scuola raccontata al mio cane
c.j.cela - la familia de pascual duarte
j.l.serrano - al amparo de la ginebra

iniziati e abbandonati nel 2005

z.bauman - vite di scarto
j.kincaid - mr.potter
l.doninelli - il crollo delle aspettative

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i film del 2005

a history of violence - d.cronenberg
l'enfant - j.p. e l.dardenne
me and you and everyone we know - m.july
trece entre mil - i.arteta
vento di terra - v.marra
malas temporadas - m.martin cuenca
segundo asalto - d.cebrian
7 virgenes - a.rodriguez
princesas - f.leon de aranoa
ogni cosa e'illuminata - l.schreiber
niente da nascondere - m.haneke
red eye - w.craven
la rosa bianca | sophie scholl - m.rothemund
paradise now - h.abu-assad
romanzo criminale - m.placido
la passione dell'ebreo giosue' - p.scimeca
pervye na lune - a.fedortchenko
o fatalista - j.botelho
el viento - e.mignogna
la vida secreta de las palabras - i.coixet
parabola - k.ouelhaj
edmond - s.gordon
3 grad kaelter - f.hoffmeister
nove vite da donna - r.garcia
ich war 19 - k.wolf
die stunde der töchter - e.stranka
kombat sechzehn - m.borscht
franchesca page - k.sane
solo sunny - k.wolf
winter ade - h.misselwitz
aus liebe zum volk - e.sivan | a.maurion
lebeslaeufe: die geschichte der kinder von golzow in einzelnen portraets - w.junge
die legende von paul und paula - h.carow
tropical malady - a.weerasethakul
crimen perfecto - a.de la iglesia
hotel ruanda - t.george
die fetten jahre sind vorbei - h.weingartner
eleni - t.anghelopoulos
reinas - m.gomez pereira
la schivata - a.kechiche
il resto di niente - a.de lillo
la face cachee de la lune - r.lepage
sideways - a.payne
heimat3 | campioni del mondo - e.reitz
the assasination - n.mueller
uomini contro - f.rosi
le passeggiate al campo di marte - r.guediguian
heimat3 | il popolo piu' felice della terra - e.reitz
provincia meccanica - s.mordini
million dollar baby - c.eastwood
ferro 3 | la casa vuota - k.ki-duk
private - s.costanzo
whisky - j.p.rebella | p.stoll

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i libri del 2007
i libri del 2006
i libri del 2005
i libri apr 03 - dic 04