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a cul di cagone non manco' mai merda - f.rabelais

pensierini

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was soll ich denn aber in africa als frau, als frau wenn der schwarze mann die schwarze frau kastriert?
nina hagen

che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani?
aldo busi

venerdì, 28 ottobre 2005

chi si contenta gode

titolo della versione online del quotidiano la repubblica di oggi "università, tre atenei italiani fra i primi 200: classifica del times. Le nostre: roma 125esima, poi bologna e firenze".

niente male per essere il paese che ha inventato l'universita'.

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mercoledì, 26 ottobre 2005

una mostra, un'altra mostra, uno spettacolo teatrale, una piccola, banale riflessione di politica culturale

le mostre con titoli come "da goya a van gogh" o "toni negri e donna summer" sembrano voler ricercare legami sottili o tracciare inediti parallelismi, ma di solito si rivelano semplicemente accozzaglie di opere legate solo dal nome altisonante degli artisti che le hanno realizzate. e' con questa disposizione di spirito che ho visitato la mostra "rodin beuys" alla schirn kunsthalle di francoforte.

e fin dalla prima sala mi son dovuto ricredere (sentenzioso magari si, ma non cieco!): tanto rodin come beuys durante una tappa delle rispettive carriere hanno ossessivamente riprodotto il corpo femminile, e lo hanno fatto con tecniche e risultati formali sorprendentemente simili, ma soprattutto con una affinita'nello sguardo insospettabile in due artisti separati cronologicamente dal mezzo secolo di pittura piu' turbolento della storia dell'umanita': tra le donne disegnate da rodin e quelle di beuys ci sono quelle di klimt, schiele e kokoscha, ci sono le demoiselles d'avignon, tanto per fare qualche esempio ovvio. eppure e' identico in rodin e beuys lo stupore "quasi simbolista" di fronte a una femminilita'astratta e per questo misteriosa: i loro corpi femminili sono privi di individualivita', alludono alla sensualita' senza essere mai soggetti desideranti ed essendo molto raramente oggetti di desiderio.

il legame tra i due si fa un po' piu' labile nella ristretta selezione di opere plastiche esposte, tutte di eccellente qualita': qui il pur bravissimo curatore della mostra e' costretto a ricorrere a un terzo scultore, wilhelm lehmbruck, per chiarire il debito di beuys nei confronti di rodin (ma il bello della sezione di grafica e' che il legame tra i due non era affatto proposto come debito dell'uno nei confronti dell'altro, ma proprio come affinita' tematica, formale e concettuale).

l'altra mostra e' quella su lucian freud al museo correr di venezia: conoscevo lucian freud per singole opere esposte in contesti piu' ampi, musei o mostre, ma non avevo mai visto una sua antologica. lo consideravo uno dei giganti del secolo appena concluso, pur se appartato dalle grandi correnti e dagli "ismi" che hanno segnato la storia artistica del secolo. e devo dire che all'uscita di questa antologica veneziana, il posto che lucian freud occupa nel panorama artistico contemporaneo e' decisamente ridimensionato: continuo a considerarlo, beninteso, un artista dalla tecnica straordinaria e dalla straordinaria capacita' di cogliere il dramma e lo smarrimento esistenziale di ogni suo soggetto, indipendentemente dalla sua eta', dal suo contesto sociale, verrebbe da dire: indipendentemente da tutto. ed e' proprio questo "indipendentemente da tutto" che alla fine mi pare il suo limite principale: l'opera di lucian freud si svolge in un'arco di piu' di cinquant'anni, e l'unica evoluzione che si nota e' che negli ultimi anni il colore si e' fatto piu' materico e la pennellata appena un piu' sommaria, cambiamenti questi che sembrano riferirsi piu'alle fisiologiche modifiche del corpo dell'artista (la vista che si affievolisce, la mano che non risponde piu' con la precisione di un tempo) che a una reale evoluzione della sua poetica. per il resto e' come se il rumore del mondo fosse chiuso fuori dallo studio del pittore, che, impermeabile a tutto, continua per la sua strada, magnifica peraltro, fatta di sguardi obliqui e assenti, di bagliori freddi e verdastri su volti assorti in se'stessi.

lo spettacolo teatrale e' il monologo del grande inquisitore, che peter brook ha tratta dall'episodio forse piu' famoso dei dostoevskijani "fratelli karamazov". l'interpretazione e', manco a dirlo,perfetta trattandosi di maurice benichou, attore "brookiano" di lungo corso. il testo e' di una bellezza assoluta, mozzafiato, anche se forse troppo denso per essere gustato appieno in forma scenica, senza quelle pause di riflessione, quegli avanti-e-indietro sul testo che solo la lettura consente. e quando dico troppo denso intendo un testo che, scritto un secolo e mezzo fa, parla della relazione drammatica tra fede e liberta' individuale, ma anche dell'insanabile conflitto tra individui e potere, tra masse ed elite, con i roghi della santa inquisizione che incombono su tutti, vittime e carnefici. un testo affascinante da un punto di vista teologico e morale, ma con agganci terrificanti alla situazione politica attuale, un testo che sfugge completamente ai cinquanta minuti di durata del monologo.

e complimenti alle politiche "culturali" di questo governo che, tagliando selvaggiamente i fondi ai teatri, costringe il piccolo teatro di milano a vendere i biglietti per uno spettacolo di per se' "low cost" come questo (niente costumi, niente scenografie, solo un autore e un musicista sul palcoscenico) a settantamila lire - risultato: sala piena di ultra-quarantenni con arie ultra-benestanti, pochissimi i giovani. e una domanda: se i ventenni di oggi non vanno a vedere peter brook, chi andra' a teatro tra trenta, quarant'anni?

Postato da: underworld a 11:49 | link | commenti |

martedì, 11 ottobre 2005

malavenezia

sabato sera, verso mezzanotte e mezzo, stiamo rientrando nel nostro affittacamere, ci fermiamo in un bar per comprare una bottiglia d'acqua: il titolare ci dice che non ce la puo' vendere perche' ha solo bottiglie di vetro. abitiamo li di fronte, ci impegnamo a restituirgli il vuoto: niente da fare. cerchiamo un alro bar, che si rifiuta di venderci l'acqua, senza spiegazioni. finalmente il terzo bar ci da l'acqua. tre euri. il bar e' gestito da due cinesi. e ogni tanto tocca pure sentire un esponente di una qualche associazione di commercianti lamentarsi dei cinesi che si stanno mangiando il commercio al dettaglio.

domanica mattina, mostra di lucian freud al museo correr. prezzo del biglietto: dieci euri. non sono ancora le undici del mattino, la mostra e' aperta da mezz'ora e c'e' ancora poca gente. i gabinetti pero' fanno letteralmente vomitare.

lunedi' a mezzogiorno, pranziamo nella caffetteria dell'arsenale, una delle sedi espositive della biennale. tutto (piatti, bicchieri, posate, tovaglioli, bottigliette delle bevande e persino le tazzine del caffe') e' usa-e-getta, in carta o plastica. malgrado cio' si pagano due euri di coperto, e non c'e' neppure ombra di raccolta differenziata dei rifiuti.

Postato da: underworld a 17:14 | link | commenti (3) |

a proposito della "luna di miele" veneziana

ho evitato finora di farlo, ma mi pare che la quantita' e il livello dei commenti sul post relativo alla scampagnata veneziana mi impongano qualche riflessione supplementare.

premetto che quando abbiamo accettato di girare il servizio sulla "luna di miele" a venezia, lo abbiamo fatto pensando che prima dell'orrendo polverone sollevato dalla destra, dalla conferenza episcopale italiana e, purtroppo, da una parte del centrosinistra, gli italiani si sarebbero divisi sul tema pacs non fra favorevoli e contrari ma tra favorevoli e indifferenti con una piccola ancorche' rumorosa minoranza di contrari. i due giorni a venezia ci hanno dato ragione: in generale le persone con cui abbiamo parlato sono favorevoli a dare una veste legale a relazioni stabili, quali che ne siano i componenti, oppure semplicemente se ne fregano. persino tra i leghisti alcuni di quelli con cui abbiamo parlato erano sostanzialmente d'accordo, almeno fin quando non si nominava la sigla pacs, perche' a quel punto di solito scattava il riflesso condizionato "contro i comunisti" (in questo si vede quanto la destra italiana e' piu' becera di quella del resto d'europa: altrove i diritti civili sono un tema che attraversa la societa', non un pretesto per scontri da guerra fredda - in spagna, tanto per fare un esempio, prima dei matrimoni di zapatero, ci sono stati i pacs, istituiti dal governo aznar). in quanto ai leghisti che ci hanno insultato, non dimentichiamoci che si tratta della parte piu' rumorosa e radicale di un partito che a livello nazionale non arriva al quattro per cento dei consensi elettorali (non piu' di duemila persone, quel giorno a venezia).

sulla pedofilia:
al di la' delle ridicole statistiche menzionate dall'orsetta padana (nessuna fonte citata, quindi nessuna possibilita' di verificare metodologia e risultati dello studio, anzi si, una fonte viene citata ed e' franco grillini, che come noto e' un leader politico e non un istituto scientifico), e persino se queste statistiche fossero corrette, resta il fatto che la pedofilia e' un reato, e dei reati vanno puniti i responsabili, non diffamate le categorie a cui i colpevoli appartengono (sarebbe perfino troppo facile tirare in ballo qui la categoria che per antonomasia e' implicata in casi di pedofilia, ossia quella dei preti cattolici, anche se la sconcertante tendenza delle gerarchie cattoliche a insabbiare gli scandali sembrerebbe gettare una luce un po' sinistra su tutta la categoria: ma questo e' un giustizialismo che io non accetto, i preti pedofili vanno sanzionati in quanto pedofili, non in quanto preti).

un'altra puntualizzazione, ovvia ma quanto pare non per tutti: il reato da sanzionare e se possibile prevenire sono gli atti sessuali compiuti con minorenni al di sotto dell'eta' legale del consenso, non il provare desiderio di compiere tali atti. la citazione di dennis hewitt, chiunque egli sia ("parla di 3% della popolazione omosessuale che ha dichiarato che si sente attratto sessualmente dai bambini"), e' pertanto del tutto a sproposito.

sulle provocazioni:
chi accusa la nostra "passeggiata" alla manifestazione leghista di essere una provocazione inutile, da una parte dimentica che stavamo girando un servizio giornalistico per una trasmissione televisiva (oppure considera che l'indagine giornalistica sia una provocazione, il che e' purtroppo in sintonia con l'idea di democrazia dell'attuale maggioranza di governo, che taccia di provocazione qualsiasi forma di dialettica politica che si svolga al di fuori dell'aula parlamentare in cui gode di una comoda, sicura maggioranza numerica), dall'altra parte, cosa dal mio punto di vista ben piu' grave, confonde e mette sullo stesso piano chi subisce un sopruso e chi lo commette, un po' come certe vecchiette che di fronte a un caso di stupro se la prendono con la vittima "perche' portava la minigonna troppo corta": qui il sopruso e' fino a prova contraria l'insulto  e la diffamazione, non l'avere espresso gentilmente (come riconosce un leghista in un commento) un punto di vista legittimo e coerente con l'orientamento antidiscriminatorio delle leggi di questo paese.

Postato da: underworld a 11:00 | link | commenti (6) |

biennale/2: quarantacinque parrocchiani, un parroco, un ente pubblico in uno stato sovrano

la svizzera ha deciso di presentarsi a questa edizione della biennale arti visive ospitando nel proprio padiglione ai giardini di castello quattro artisti stranieri e proponendo la svizzera pipilotti riest, una delle piu' affermate videoartiste al mondo, fuori dal perimetro storico della biennale, nella bella chiesa di san stae, che ormai da anni presta i suoi spazi per esposizioni di arte contemporanea.

piu' di tre mesi dopo l'inaugurazione della mostra, quarantacinque parrocchiani della mostra scoprono (orrore!) che in uno dei video che compongono la viedoinstallazione compaiono due ragazze nude. e protestano col parroco. che decide di chiudere la chiesa al pubblico semplicemente mettendo sulla porta un cartello che recita "chiesa chiusa". punto. nessuna spiegazione.

bene hanno fatto i parrocchiani a esprimere il loro dissenso, ancorche' ridicolo e anacronistico. grottesco e abominevole l'intervento censorio del prete. sconcertante che un ente pubblico non abbia saputo prevenire (e tutelarsi legalmente da) un evento del genere, affidando una consistente fetta del proprio prestigio internazionale ai capricci di un parroco.

Postato da: underworld a 10:12 | link | commenti |

biennale/1: le mostre

la biennale di quest'anno, oltre alle tradizionali partecipazioni nazionali propone due mostre tematiche, anziche' una come di consueto.

la mostra ospitata all'ex padiglione italia ai giardini di castello (dalla prossima edizione il padiglione italia dovrebbe essere alle tese delle vergini, meraviglioso capannone dell'arsenale) e' scialba fin dal titolo "l'esperienza dell'arte": non sembra esserci uno straccio di idea di fonda da parte della curatrice, la spagnola maria de corral, la mostra si limita ad affastellare nomi noti e meno noti, opere di qualita' quasi sempre scadente accomunate da nulla se non da un generico spirito decorativo e da un'acritica accettazione dell'esistente: la solita propaganda anticastrista, stavolta ad opera del canadese stan douglas, qualche brutto tapies, qualche brutto bacon, una ridicola operina miliardaria del furbissimo francesco vezzoli.

lodevoli eccezioni" una serie di bellissimi video del sudafricano william kentridge e uno splendido video sul lavoro in una fabbrica di abiti in cina, opera del cinese (o della cinese? non saprei, ma mi sembra piu' opera di una donna che di un uomo) chen chieh-jen.

si esce da questa mostra interrogandosi sul senso di un'arte contemporanea che non serve a guardare sotto la superficie della realta' ma solo a rendere questa superficie piu' colorata e attraente, e si entra nella seconda mostra che sembra porsi questo problema fin dal titolo "sempre un po' piu' lontano"", a cui la curatrice rosa martinez, anche lei spagnola, pone a mo' di epigrafe il motto proustiano "i veri sognatori sono quelli che escono con l'intenzione di verificare qualcosa".

la mostra e' decisamente piu' piccola di quelle ospitate all'arsenale nelle altre edizioni della biennale, quasi a sottolineare come di questi tempo siano pochini gli artisti "che escono con l'intenzione di verificare qualcosa", o forse si tratta semplicemente di vincoli di bilancio imposti dai selvaggi tagli che questo governo sta operando su tutto cio' che riguarda la vita culturale del paese.

la stragrande maggioranza delle opere esposte sono video, un po' come nella politicissima edizione duemiladue di documenta a kassel, anche se l'impronta documentaristica e di denuncia e' un po' meno marcata. la qualita' e' naturalmente discontinua, ma questo e' intrinseco a una rassegna di queste dimensioni; tra le cose migliori una grossa installazione dell'architetto rem kolhaas (una doppia riflessione sulle trasformazioni possibili dei grandi musei storici e sull'arte contemporanea come prodotto finanziario  speculativo), e le raccapriccianti denuncie della violenza sulle donne del proprio paese della guatemalteca regina jose' galindez.

merita forse un accenno anche il protagonismo cattolico che, oltre a manifestarsi nella forma aggressiva e censoria che raccontero' nel prossimo post, riempie di se' i cosiddetti "eventi nell'ambito" con le mostre "gia' e non ancora / artisti per la liturgia oggi" e "via crucis" e con il convegno "arte e liturgia nel novecento / esperienze europee a confronto".

Postato da: underworld a 10:11 | link | commenti |

mercoledì, 05 ottobre 2005

placanica, chi era costui?

era il carabiniere di leva che nel luglio del duemilauno ammazzo' un manifestante di nome carlo giuliani durante il g8 a genova. nel maggio di due anni fa placanica mario venne assolto per aver  sparato in aria, non contro carlo giuliani. il proiettile secondo la sentenza di assoluzione aveva poi colpito il manifestante essendo stato deviato da un calcinaccio che si trovava a un metro e novanta centimetri dal suolo.

due notizie su placanica mario:

il proiettile era proprio diretto contro carlo giuliani, niente calcinaccio. lo dice una nuova perizia della procura della repubblica di genova.

placanica mario sara' candidato alle prossime amministrative in calabria per alleanza nazionale. lui peraltro ad alleanza nazionale non e' neppure iscritto. viene dunque da pensare che a.n. abbia deciso di candidarlo proprio in quanto assassino di carlo giuliani.

Postato da: underworld a 14:59 | link | commenti |

martedì, 04 ottobre 2005

il festival del nulla (le nozze coi fichi secchi)

il signor stefano zecchi, nota soubrette televisiva con incarichi anche alla statale di milano nonche' al comune di milano (assessore alla cultura), si e' procurato non so come il mio indirizzo di posta elettronica e me lo ha immediato riempito di spamming.

la mail che piu' mi ha colpito riguarda uno strampalato festival che si chiama milano contemporanea e contiene dieci (dieci!) allegati, suppongo perche' sembri piu' roba.

in realta' c'e' una lettera di presentazione del non-festival, firmata dal signor zecchi, con un tripudio di luoghi comuni sulla vocazione tutta milanese alla contemporaneita' e le solite minchiate sui fecondi intrecci tra artemodadesign (tutto con la lettera maiuscola manco a dirlo).

e poi ci sono nove inviti (sempre firmati dal sullodato) a una serie di patetici non eventi in cui nella maggior parte dei casi si fa riferimento a "poeti, manager, uomini di scienza, artisti" e chi piu' ne ha piu' ne metta - con la sola eccezione di paolo fresu e dei soliti artistucoli plurisponsorizzati dal comune di milano (ottonella mocellin, tanto per dirne una), gli altri nomi sono dei perfetti sconosciuti o addirittura nel caso di parecchi eventi i nomi non ci sono neppure.

par di capire che inizia la campagna elettorale per le amministrative e l'attuale maggioranza sta cominciando a temere di perdere le elezioni dopo dodici anni in cui ci ha inflitto quattro anni di formentini (l'uomo che voleva mandare a letto i milanesi a mezzanotte e che ha fatto recintare piazza vetra) e addirittura otto di albertina (l'"uomo" che ha sfilato in mutande e che ha fatto mettere i fiori negli spartitraffico del centro citta').

e par di capire che qualcuno sta iniziando a domandarsi a che cazzo serve stefano zecchi, sia in generale sia nello specifico come assessore alla cultura.

Postato da: underworld a 12:03 | link | commenti (5) |


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