a cul di cagone non manco' mai merda - f.rabelais

was soll ich denn aber in africa als frau, als frau wenn der schwarze mann die schwarze frau kastriert?
nina hagen
che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani?
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parolacce
su un quotidiano nazionale, in un articolo sul traffico di fine luglio (il "grande esodo", le "partenze intelligenti", insomma quella roba che ogni giornale ha scritto una trentina d'anni d'anni fa e ritira fuori dal cassetto ogni venticinque luglio che dio mette in terra) si parlava di informazioni agli automobilisti in tempo reale, e a isoradio veniva attaccato l'aggettivo "mitica". la mitica isoradio. mitica? isoradio?
a che cazzo serve l'ordine dei giornalisti, se non a radiare feltri e questa cretina che scrive "la mitica isoradio"?
aaa cercasi persona di buon cuore
oggi sono andato in spiaggia. non era una spiaggia nudista ma io mi sono messo nudo lo stesso. il buon dio ha giustamente pensato di punirmi con una buona scottatura al culo. mettersi il doposole sul culo e' complicatissimo. qualcuno sarebbe disposto ad aiutarmi? chi mi conosce sa che il mio culo e' piuttosto grosso, quindi sono ben accetti anche piu' volontari.
dresda in piccoli sorsi 8: una citta' di vuoti e (pochi) pieni
la prima cosa che balza agli occhi arrivando a dresda e' la scarsissima densita' urbana. la citta' e' in effetti la quarta in germania per superficie e solo la quindicesima per popolazione. le cause sono in parte evidenti, legate alla guerra (dresda sessant'anni fa, prima della guerra aveva il quaranta percento di abitanti in piu' di oggi, la citta' e' stata praticamente rasa al suolo in due notti nel febbraio del quarantacinque) e alla ricostruzione: se nei primi anni del dopoguerra la ricostruzione e' stata condotta secondo il criterio staliniano dell'architettura della tradizione nazionale, il che ha prodotto edifici spesso bruttarelli ma ancora dentro la logica della densita' urbana tipica di tutti i centri cittadini europei (a titolo di esempio: l'altmarkt di dresda o stalin allee e la frankfurter tor a berlino), negli anni sessanta e settanta furono lanciati colossali programmi di ricostruzione secondo criteri di economicita' e standardizzazione, quelli che oggi si chiamano comunemente plattenbauten o neubauten: si tratta di insediamenti di edifici prefabbricati di grosse dimensioni (raramente meno di quattro piani, spesso quindici o anche venti) separati tra loro da ampie zone verdi, con un'ossessiva attenzione ai criteri di funzionalita' e un dichiarato, programmatico disinteresse per i valori estetici e formali (questo tipo di edilizia si trova in molte parti d'europa, ma solo nell'est europeo si trova in quelli che prima della guerra erano i centri storici delle citta'; generalmente in germania est la qualita' tanto architettonica quanto edilizia di questi edifici e' maggiore che altrove, se non altro per il relativo benessere economico della germania est rispetto agli altri paesi del patto di varsavia).
il risultato, qui a dresda, e' straniante, quasi metafisico: il pieno barocco e rococo delle parti ricotruite del centro storico e' circondato e attraversato dagli ampi vuoti della citta' socialista. oggi molti plattenbauten sono stati demoliti, qualcuno rimane come era, molti altri sono stati "risanati", con interventi che vanno dalla semplice introduzione di cromatismi (spesso molto accesi), alla sostituzione di tramezzi con superfici vetrate, all'aggiunta di balconi e altri elementi funzionali o semplicemente decorativi; in certi casi si sono addirittura demoliti intere parti di edifici, con l'intenzione di introdurre dei vuoti che rompano la monotonia di edifici lineari lunghi a volte centinaia di metri. i risultati? a volte inutili pacchianate, altre volte interessantissimi e persino belli.
naturalmente sono stati affrontati anche i problemi degli interni dei plattenbauten, fatti di stanze piccolissime e finiture scadenti, ma di questo non so quasi nulla.
tornando alla scarsa densita' urbana di dresda, c'e' pero' un'altra peculiarita' che non e' legata alla storia recente ma piuttosto alla morfologia di dresda e a scelte urbanistiche che risalgono per lo meno al settecento: dresda e' infatti attraversata dall'elba, un fiume maestoso e tuttora ingovernabile (l'ultima, catastrofica piena risale all'agosto del duemiladue). questo ha fatto si che nulla sia stato costruito a meno di due o trecento metri dal fiume (uniche eccezioni: una chiesa e un palazzo rococo piu' un paio di edifici storicisti a inizio novencento, il tutto su un tratto di meno di un chilometro su una delle due sponde). il paesaggio fluviale, pianeggiante e erboso su una riva, piu' scosceso e alberato sull'altra, e', anche in pieno centro cittadino, talmente bello e unico da essere stato posto qualche anno fa sotto tutela dell'unesco.
l'unica parte della citta' che, essendo stata meno colpita dai bombardamenti, ha una densita' urbana che ricorda le altre citta' tedesche ed europee e' il quartiere neustadt, fatto di case dell'ottocento e primi del novecento, che il governo della germania dell'est non ha mai fatto molto molto per recuperare e conservare e che dopo la riunificazione si e' convertito nel quartiere alternativo di dresda.
completano il quadro dei "vuoti" un parco urbano gigantesco in pieno centro cittadino e un'amplissima fascia di foresta che da nord si insinua praticamente fino alla riva del fiume.
dresda in piccoli sorsi 7: autolavaggio topless
occorre che io aggiunga altro? ah si, farsi lavare l'auto da una signorina in topless costa "a partire da venti euri".
malacarne in hai diritto alla con...
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