a cul di cagone non manco' mai merda - f.rabelais

was soll ich denn aber in africa als frau, als frau wenn der schwarze mann die schwarze frau kastriert?
nina hagen
che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani?
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i film del 2007
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dove la liguria si fa toscana
in vespa da camogli a empoli, prima lungo l'aurelia, su e giù a capofitto tra mare e monti sotto un sole infuocato e fermandomi anche un paio di volte per i primi tuffi in mare dell'anno. poi quella strana "megalopoli" brutta e caotica che sta nella fascia di entroterra tra spezia e viareggio. poi un ultimo cambio di scenario: inizia la campagna toscana, tra lucca e il basso corso dell'arno, piacevole e "domestica", nulla a che fare con quella da cartolina del chianti, né con quella solitaria e a tratti aspra del casentino o della maremma.
una metafora
se dovessi descrivere la qualita' del mio sonno nelle ultime due notti direi: a pallini come la cacca delle capre. magari la quantita' finale e' la stessa, ma vuoi mettere un unico, grosso stronzo?
a proposito di bambini e di acqua sporca
una interessantissima rassegna di film della repubblica democratica tedesca e una serie di letture che sto facendo di questi tempi stimolano a fare qualche riflessione su quello strano oggetto che, poco noto e ignorato quando esisteva (elenco delle cose che se ne sapevano allora: muro, comunismo, repressione, campioni sportivi), ha continuato a essere poco noto e ancor più ignorato dopo essere stato fagocitato dalla germania federale (elenco delle cose che se ne sanno oggi: muro, comunismo, stasi, campioni sportivi dopati, trabant). tuttavia insieme alla tanta acqua sporca di cui era fatta la ddr, è stato buttato via il bambino, anzi diciotto milioni di bambini, molti dei quali erano nati prima o durante il nazismo e almeno all’inizio credettero davvero in uno stato che desse al popolo tedesco la possibilità di una nuova legittimità storica dopo l’orrore assoluto.
da questo punto di vista la ddr fu molto più di uno stato satellite dell’unione sovietica, di cui pure dovette subire la vicinanza e condividere entro certi limiti la sorte: l’immobilismo imposto da ulbricht dopo la rivolta di berlino est nel giugno cinquantatre e per quasi venti anni, mentre il blocco socialista si muoveva (il cinquantasei, prima la destalinizzazione in unione sovietica poi i fatti di ungheria, il sessantotto cecoslovacco, il sessantanove polacco), e le grandi speranze di apertura indotte nel settantuno dall’ascesa di honecker al posto di ulbricht (testimoniate libri come “recita estiva” di christa wolf e da film di grandissimo successo come “la leggenda di paul und paula” di h.carow, che sedici anni dopo firmera’ l’unico film a tematica apertamente gay nella storia della ddr), la doccia fredda dell’espulsione nel settantasei del comunista dissidente wolf biermann e infine la storia che per una brevissima stagione sembra rimettersi in moto nell’ottobre ottantanove, prima della repentina conclusione.
in questa turbolenta cornice si inseriscono i diciotto milioni di persone che in ddr ci vivevano, ostaggi della retorica di regime sulla pace (era il concetto-manganello usato dai governi dei paesi dell’est simmetricamente alla libertà, concetto-manganello dei paesi occidentali: la germania divisa come uno dei prezzi da pagare per la pace nel mondo, almeno fino al trionfo di uno dei due blocchi - allora si sarebbe detto: fino al trionfo del socialismo), ostaggi di un ceto di funzionari occhiuti e paranoici (in questo senso risulta molto debole il documentario “per amore del popolo”, opera di un regista israeliano, il cui protagonista dovrebbe essere l’adolf eichmann della stasi e mostrare “la banalità del male” in versione comunista e risulta invece noioso e inefficace come un agente del sisde italiano), ostaggi di un sistema prigioniero almeno fino ai primi anni settanta di un pregiudizio fondamentalista contro tutto ciò che è bello (le opere d’arte si valutano in base al loro valore pedagogico, la bellezza in sé è un valore borghese e decadente).
dopo l’euforia della wende (svolta, l’eufemismo con cui tedeschi chiamano l’annessione della ddr) i diciotto milioni di tedeschi dell’est diventano i parenti poveri e malvestiti, da nascondere di fronte agli amici occidentali benestanti, e sono costretti a dimenticarsi tutto il buono della ddr, poco o tanto che fosse (tanto per fare qualche esempio: l’etica del lavoro, l’idea della responsabilità individuale e sociale del singolo come un tutt’uno, il ruolo delle donne, la sicurezza sociale): qualunque esempio positivo viene etichettato come “ostalgie” e pertanto ridicolizzato o comunque ridotto a folclore estetico-generazionale.
che culo!
cinque anni fa ho avuto l'epatite. sono guarito perfettamente, ma ora scopro di non avere piu' gli anticorpi, ossia me la potrei ribeccare. il mio medico mi ha detto che gli anticorpi scompaiono a un paziente ogni diecimila.
giugno duemilacinque
io lo trascorrero' a dresda, frequentando un corso intensivo di tedesco.
du'post is megl' che uan
avevo scritto un post sulle delizie della doppia dichiarazione dei redditi, italiana e spagnola, assistito, o meglio ostacolato vista l'incompetenza dei soggetti, da una multinazionale della consulenza tributaria. il solito merdosissimo splinder, vorace fin dal mattino, si e' magnato tutto.
franziska linkerhand
a quanto mi dice lui, cui devo eterna gratitudine per avermi fatto scoprire questo splendido romanzo, brigitte reimann che ne e' l'autrice ci lavoro' fino agli ultimissimi giorni della sua breve vita. una breve vita che lascio' in chi la conobbe un vuoto incolmabile, a giudicare dalle bellissime pagine che christa wolf, amica di una vita di brigitte reimann, le dedica nel suo "recita estiva".
"franziska linkerhand" e' cosi' denso, profondo e intenso che ci ho messo parecchio tempo a leggerlo perche' difficilmente riuscivo a leggerne piu' di venti o trenta pagine alla volta - questa cosa mi e' capitata pochissime altre volte e sempre con autori del calibro di proust, yourcenar, la stessa wolf.
la scrittura e' implacabilmente densa, una minima distrazione - la frenata brusca di un'auto giu' in strada o anche solo l'evocazione nel romanzo di un luogo che hai visitato - e sei costretto a riprendere l'intero paragrafo, a volte l'intera pagina. le tematiche sono talmente varie e complesse da soddisfare quasi ogni genere di palato - un bildungsroman, una storia d'amore, una profonda riflessione sul ruolo sociale dell'architetto e dell'intellettuale, una feroce critica politica "da sinistra" del socialismo reale ma anche del capitalismo reale, e molto, moltissimo altro.
in una parola: un libro meravigliosamente inattuale.
i distributori italiani colpiscono ancora
"seres queridos", film ispano-argentino dell'estate scorsa, non e' un capolavoro, ma questo non e' un motivo sufficiente per distribuirlo con l'agghiacciante titolo "il mio nuovo strano fidanzato". comunque il cast e' molto buono e il film fa molto ridere.
"die fetten jahre sind vorbei" e' un film tedesco bruttarello ma cosi' pieno di buone intenzioni che gli ho perdonato parecchie cose, mi ha fatto un po' lo stesso effetto "scuola dell'obbligo" de "i cento passi": il ragazzo non ha le capacita' ma lo promuoviamo comunque perche' si impegna a fondo. i suoi distributori italiani invece sono evidentemente piu' intransigenti di me e hanno deciso di intitolarlo "the edukators".
un poco di televisione
una serie di coincidenze a sfondo geriatrico (io raffreddatissimo, un'amica con la lombagine) mi hanno bloccato per due sere consecutive di fronte alla televisione. ecco cosa ho visto, con i relativi pensierini:
colorado cafe' live: ho il sospetto che si tratti di una trasmissione comica: degli sfigati dicono delle battute di livello "fantasma formaggino", solo che invece che dire "vieni qui che ti spalmo sul panino" dicono "cazzo, vieni qui che ti spalmo sul panino".
carabinieri 4: una specie di film porno che si svolge in una caserma dei carabinieri, pero' con le scene porno censurate - la storiella poliziesca e' solo un pretesto, la sostanza e' che si tromba a tutto spiano. notazione classista: i carabinieri trombano con le carabiniere, ma la capa dei carabinieri tromba con il magistrato. osservazione sul linguaggio televisivo: sono a casa di amici, chiacchieriamo e con la coda dell'occhio ogni tanto diamo un'occhiata alla televisione, io che non sono abituato a guardare la tv non capisco assolutamente nulla della storia, i miei amici, che vedono la tv relativamente spesso, pur non avendo mai visto "carabinieri" capiscono piu' o meno tutto quello che succede semplicemente dando un'occhiata ogni cinque minuti.
mio fratello e' pakistano: un tizio romano con un evidente passato da animatore nei villaggi insulta i suoi ospiti. il tizio parla in romanesco "de noartri" ed e' volgarissimo, anche se non sciocco. il pubblico e' principalmente composta da immigrati (il che suppongo spieghi il titolo della trasmissione), la cosa potrebbe offrire degli spunti interessanti, dico potrebbe perche' in realta' la platea potrebbe essere piena di italiani o di ornitorinchi e non cambierebbe assolutamente nulla, visto che al conduttore palesemente non interessa nulla che non sia se' stesso. lo studio e' un po' in stile incasinat-arboriano (nel senso di renzo arbore), c'e' un tavolo a cui siedono degli sfigati, su cui campeggia la scritta "difensori del made in italy" (perche'? non saprei) e un piedistallo su cui si dimena un palestrato, ai suoi piedi la scritta "l'imbecille".
la vita di un disoccupato
il numero delle aziende che mi hanno cestinato dopo uno o piu' colloqui ammonta a quattro negli ultimi sei mesi. questo potrebbe persino avere degli effetti negativi sulla mia autostima. meno male che ne ho cosi' tanta che non rischio di rimanere a secco.
in ogni caso sto scrivendo pochissimo sul blog, il che puo' significare che la vita del disoccupato e' piatta e priva di stimoli. oppure no.
malacarne in hai diritto alla con...
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