a cul di cagone non manco' mai merda - f.rabelais

was soll ich denn aber in africa als frau, als frau wenn der schwarze mann die schwarze frau kastriert?
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chi va piano va sano e va lontano
il viaggio é stato dei piú bizzarri: in autostop fino a gerona con una simpaticissima coppia italo-tedesca beccata via internet, in treno da gerona a barcellona, di lí su un'auto noleggiata fino a madrid. arrivato a poco piú di cento chilometri dalla meta sono stato sorpreso da una nevicata che ha paralizzato il centro-nord del paese, me incluso, fino al mattino successivo.
ieri peró splendeva un sole da tramontana invernale, madrid era meravigliosa e io ero molto contento.
ancora sulla (mia) omofobia (con qualcosa anche sui matrimoni gay)
lui ha scritto che stenta a mescolarsi agli altri gay e ipotizza che questo gli succeda perche', posto di fronte agli stereotipi del gay contemporaneo, non vi si riconosce (per pregiudizio eterosessuale introiettato o perche' dotato di strumenti di autorappresentazione sociale sofisticati e individualizzati che rendono superflui i banali strumenti del gay medio, kylie minogue, i vestiti della sartina del momento, eccetera).
mi permetto di aggiungere qualche riflessione, stante che anche io, come ho gia' sciattamente scritto in passato, sono affetto dallo stesso tipo di omofobia.
la prima cosa, la piu' facile, e' che a quanto pare facciamo fatica ad abituarci all'idea che avere un'identita' gay non significa rinunciare alla propria individualita' ed essere tutti uguali. (anche) in questo senso essere eterosessuali e' piu' facile: nessun avvocato eterosessuale di palermo troverebbe strano avere gusti musicali o un modo di vestirsi diversi da un salumiere eterosessuale di casale monferrato, o persino da un altro avvocato eterosessuale di palermo.
e qui andiamo dritti dritti alla seconda cosa: stiamo parlando di pregiudizi fondamentalmente estetici, roba che poco c'entra o dovrebbe entrarci con un'identita' sessuale o di genere. e in questo si' che siamo profondamente gay: il nostro avvocato eterosessuale palermitano non costruisce la propria identita' sessuale su elementi puramente estetici, o meglio non la costruiva, oggi tende a farlo sempre di piu' (tempo fa, reduce da un fine settimana a maiorca, scrissi che un tempo non mi sarebbe mai capitato di scambiare per gay un etero e oggi mi capita sempre piu spesso). senza volerlo anche i piu' avveduti tra noi sono passati dal pensare a un'identita' gay piagnona e disgraziata (alla pasolini, tanto per capirci) o astratta e ideologica (alla mario mieli, sempre per capirci) a un'identita' gay eterodiretta (mai parola fu piu' appropriata), fatta di riviste patinate, lampade u.v.a. e locali modaioli.
spiace dirlo ma in questo senso, e con buona pace di quelli che non vorrebbero le pubblicita' delle saune sulle riviste gay, se non si vuole vivere ritirati in uno sterile, narcisistico individualismo, l'unico terreno su cui abbiamo saputo elaborare una forte identita' gay sui comportamenti e i modi di vivere e' proprio quello della promiscuita' sessuale, le saune, il battuage, le chat e compagnia bella. in questo senso il p.a.c.s., o matrimonio gay, o unioni civili (ciascuno scelga la variante che preferisce), oltre a essere puro e sacrosanto emancipazionismo puo' diventare un terreno di costruzione identitaria autonoma e differente (volutamente utilizzo i termini emancipazionismo e differenza, presi a prestito dal lessico del pensiero femminista, che ha saputo elaborare molto piu' del pensiero gay, che come tale forse manco esiste).
ho detto "puo' diventare", nel senso che la cosa piu' probabile e' che diventi un semplice patentino di rispettabilita' sociale; in ogni caso l'introduzione del p.a.c.s. in francia ha innescato un dibattito appassionante nel mondo gay francese, di cui la rivista tetu da' punutalmente conto, e questo mi pare gia' di per se' un risultato eccellente. (questo valga anche come indiretto commento a uno dei miei etero preferiti, che qualche tempo fa aveva scritto un post sul matrimonio tra gay).
avro' dimenticato qualcuno?
domenica sera festeggio il mio ritorno in italia (peraltro c'e' qualche possibilita' che in gennaio me ne vada di nuovo, anche se solo per pochi mesi...). se qualcuno che passa di qui fosse fra quelli che mi sono dimenticato di invitare (o fosse semplicemente interessato a venire), mi perdoni e mi scriva cosi' gli dico dove e quando.
dresda pittoresca
ecco una cosa che avevo scordato nella mia idilliaca descrizione di dresda contenuta nel post precedente: siamo capitati a dormire in casa di un'autentica marchetta (adesso si chiamano anche in italia escort, ma io ci metto un po' ad abituarmi alle novita') con tanto di stanza dei giochi s/m (cosi' recita il suo biglietto da visita, anche se non ce l'ha fatta visitare) e poster di giovanottoni col cazzo al vento anche in cucina!
dresda dentro
la prima volta che andai a dreda, cinque anni fa, era piena estate, la citta' era mezza vuota e quello che vedemmo fu "dresda fuori", gli esterni della citta' e i dintorni della citta': sontuose quinte barocche, raffinate architetture jugendstil e rigore modernista della ricostruzione socialista in citta', residenze rococo', giardini all'italiana, vecchie osterie sul fiume e gioielli architettonici del primo novecento nei sobborghi.
stavolta invece ho iniziato a gustarmi il "dentro" della citta', le sue straordinarie collezioni d'arte soprattutto, ma anche il teatro d'opera, i mercati coperti, i mille locali piu' o meno alternativi mezzi nascosti nei cortili della fascinosa e un po' decadente neustadt, il quartiere di la' dal fiume.
forse ho trovato il posto ideale per un soggiorno di un mesetto per cercare di ri-imparare il tedesco (un'idea che accarezzo da almeno un decennio), un posto non troppo piccolo e noioso, non troppo grande e quindi dispersivo ai fini di una seria immersione nello studio della lingua.
buchenwald
posto a soli 8 chilometri dal centro di weimar, la citta' di goethe e schiller, culla della cultura tedesca, buchenwald e' un campo di concentramento molto diverso dagli altri che ho visitato: innanzitutto e' un campo di concentramento come dachau o trieste, e non di sterminio come auschwitz, il che non ha impedito che vi morissero cinquantaseimila persone (la maggior parte di malattie e stenti, ma un buon numero anche impiccate o fucilate), ma ha determinato una struttura edilizia e un'organizzazione della vita nel campo completamente differenti: le baracche, oggi distrutte, erano in muratura su due piani; i prigionieri avevano a disposizione uno spaccio, anche se probabilmente serviva piu' a drenare i pochi soldi che ricevevano da casa che a fornire loro una reale fonte di approvvigionamento di generi di prima necessita'.
altra differenza fondamentale con altri campi: buchenwald serviva soprattutto a fornire manodopera gratuita alle industrie belliche che erano sorte come funghi dentro e intorno al campo, il che in qualche modo dava un'aspettativa di vita maggiore che altrove e forse un'esistenza un po' meno infame che in posti dove si stava tutto il giorno rinchiusi in una baracca, abbrutiti ad attendere il rancio o la morte.
a buchenwald, sia nel museo che nei vari monumenti commemorativi, oltre che agli ebrei e' dato ampio spazio alle altre vittime del genocidio: soprattutto gli zingari, ma anche gli omosessuali e i testimoni di geova. si parla molto anche di detenuti politici e prigionieri di guerra soprattutto sovietici, polacchi e francesi.
una storia meno nota e' raccontata, con ammirevole sobrieta' politica e senza strumentalizzazioni, attraverso un altro piccolo museo e un suggestivo cimitero-installazione: alcune parti dell'enorme campo di buchenwald furono utilizzate dai sovietici fino al febbraio del cinquanta come centro di detenzione per prigionieri di guerra e nazisti epurati nel corso della de-nazificazione precedente alla nascita della ddr. vi morirono, quasi tutti di fame e dissenteria nell'inverno del quarantasei, circa settemila persone che furono seppellite in fosse senza nome in un bosco adiacente. oggi in quel bosco e' stato piantato un palo di alluminio per ogni vittima.
was bleibt
continua la vacanza in turingia, tra cittadine bellissime, mangiate deliziose anche se non propriamente nouvelle cuisine, serate alle terme: dopo eisenach e muehlhausen siamo stati a bad langensalza, gotha ed erfurt.
il giochino della vacanza e' far notare all'amica che e' con me e conosce pochissimo la germania i dettagli in cui ancora si nota che qui era ddr e non brd: oltre agli aspetti "estetici" ed economici, che balzano all'occhio (molto piu' rutilante l'ovest, altrettanto curato ma piu' dimesso l'est; abbigliamento piu' raffinato a ovest, piu' dozzinale a est, tanto per riassumere), ci sono cose molto piu' sottili e forse piu' significative; provo a elencarne qualcuna: ci sono, soprattutto nei posti piccoli, un mucchio di edifici abbandonati o comunque vuoti e in vendita o in affitto; ci sono i tram anche nelle cittadine piu' piccole; le scolaresche che si vedono per strada sono composte di soli bambini tedeschi (a ovest i bambini di origine straniera sono almeno uno su tre, spesso di piu') e in generale si vedono pochissimi immigrati stranieri; ci sono molte persone obese e pochissimi ragazzi palestrati; nella maggior parte dei negozi non accettano carte di credito, o al massimo accettano l'ec (una specie di bancomat in cui se non mi ricordo male la commissione la paga il cliente anziche' l'esercente).
sicuramente la lista si allunghera' nei prossimi giorni.
guten abend
abbiamo cenato in un piccolo gasthof nella citta' di eisenach: e' abitudine non so se del locale o della citta' che chiunque entri o esca dal locale dia' un colpetto con le nocche a ogni tavolo in segno di saluto. mi e' parsa un'abitudine incantevole.
per il resto: viste un paio di cittadine bellissime tra cui muehlhausen, epicentro della prima rivoluzione contadina della storia tedesca, quella capeggiata da thomas muentzer, soffocata nel sangue negli anni venti del sedicesimo secolo e raccontata nel romanzo "q" di wu ming / luther blisset. mezzo pomeriggio alle terme. questo angolo di germania e' incantato, silenzioso, amichevole.
germania d'autunno
un giro sulla giostra e mi ritrovo esattamente allo stesso punto di prima.
il giro e' durato un po' piu' di un anno e mezzo, la giostra era a madrid, ora e' di nuovo dicembre e io sono di nuovo senza un lavoro, perplesso ma ottimista, in giro per la germania. due anni fa ero in westfalia, solo soletto a parte una sosta di un paio di giorni a francoforte da f., stavolta invece con l'amica m. in turingia e sassonia. lei non e' mai stata da queste parti - in realta' non e' quasi mai stata in germania, cose che capitano agli ebrei... - quindi al mio iniziale programma di soli posti piccoli (eisenach, muehlhausen, erfurt, jena, meissen) ho aggiunto dresda e weimar, dove ero gia' stato qualche anno fa. ho fatto nel frattempo un paio di altre puntatine in germania, ma molto piu' brevi e "tematiche" (documenta a kassel, la ruhr triennale).
il fatto di essere in compagnia impedira' a certi umori sulfurei di emergere; fossi stato da solo magari ne avrei approfittato per fare dell'esistenzalismo spiccio del tutto inappropriato alla mia veneranda eta' e nella mia comunque invidiabile situazione.
c'e' un po' di nebbia, eisenach e' bella e silenziosa; lo stomaco e il pancino sembrano stare un po' meglio, quindi ho allentato un po' la dieta, che durava ormai da piu' di un mese, e mi sono concesso un paio di birre senza alcol, tristezza e miseria, e un paio di thueringer wuerst di una bonta' commovente.
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