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giovedì, 24 giugno 2004

ultime novitá dal pazzo mondo del mobbing

le storia del mio primo anno da mobbizzato l'ho raccontata in un post di maggio dell'anno scorso. ora, dopo un anno e mezzo di lavoro abbastanza duro qui in spagna, il mio contratto sta per scadere e a fine settembre la mia azienda italiana dovrebbe riprendermi. dopo essere stato due volte in italia a fare colloqui (con uno che e´stato il mio capo diretto per sei anni consecutivi!) per un posto equivalente a quello che occupavo sei anni fa a roma, stamattina mi ha chiamato il mio gestore del personale e mi ha detto che per quel posto hanno preso un'altra persona, e che in settembre mi faranno sapere qualcosa...

Postato da: underworld a 14:23 | link | commenti (5) |

lingue e dialetti

che differenza c'è tra una lingua e un dialetto?

qualche sera fa, ho provocatoriamente lanciato la domanda a un gruppo di una decina di amici, tutti laureati in discipline umanistiche. tutte le risposte che mi sono state date non erano soddisfacenti (per esempio: l'esistenza di una tradizione letteraria? se così fosse, il padovano sarebbe una lingua e l'euskera no, il che cozza contro il senso comune).

neppure io so realmente dire in che cosa differiscono un dialetto e una lingua; può darsi che la linguistica offra una risposta scientifica a questa domanda, però immagino che si tratti di una risposta troppo "tecnica" per essere realmente spendibile politicamente, se non a costo di una buona dose di superficialità e/o manipolazione. il che mi fa pensare che la distinzione fra lingua e dialetto sia di natura squisitamente politica (di opportunismo politico, addirittura), non linguistica.

in spagna uno dei fondamenti delle rivendicazioni autonomistiche è di (presunta) natura linguistica, però visto con gli occhi di un italiano, appare evidente che il galego o il catalano (lingue ufficiali di galizia e catalogna) sono molto piú simili al castigliano di quanto qualsiasi dialetto italiano lo sia all'italiano.

il mai abbastanza compianto luigi pintor scrisse una volta "é di destra ciò che divide, è di sinistra ciò che unisce" (e sottolineo quell'unisce, che non vuol dire 'omogeneizza', vuol proprio dire 'unisce').

Postato da: underworld a 13:56 | link | commenti (4) |

martedì, 22 giugno 2004

molte mostre

una di giuseppe penone al beaubourg, molto bella.

una di francis bacon, il van gogh del ventunesimo secolo, al museo maillot.

una di vari supergiovani al palais de tokio, che un tempo era un orribile palazzo dove facevano delle belle mostre e un paio d'anni fa é stato radicalmente ristrutturato, privandolo di qualsiasi elemento decorativo e di qualsiasi rivestimento, e denudando le strutture portanti. dopodiché é stato riempito di cose-che-piacciono-ai-giovani: insatallazioni futili ma con l'inevitabile polemica contro il copyright, video musicali di superstar del pop, prodotti da multinazionali discografiche, ma con volantino che avvisa che si tratta di video "contro la wallpaper-music", un ristorante pretenzioso e probabilmente a sfondo giapponese, un negozio che vende idiozie a prezzi surrealisti, e via stronzeggiando.

poi, tornato a madrid, ho iniziato la corvee di photoespaña04, festival che comprende una settantina di mostre in altrettanti posti, dalle fermate del metro al museo del prado, passando per una cisterna dismessa dell'acquedotto, un mucchio di gallerie, vari hotel e chi più ne ha più ne metta.

inoltre al reina sofia una mostra sul monocromo nel novecento; a parte un criterio espositivo a dir poco naïf (una sala di "tutto bianco", una di "tutto blu", etc.) sono esposte un sacco di cose bellissime.

Postato da: underworld a 01:27 | link | commenti (3) |

pura stronzaggine ebraica (o yankee?)

sempre ieri, sempre a parigi, sempre nel marais, andiamo al museo di storia del popolo ebraico (museo di proprietá dello stato francese), nella cui corte si trova un'installazione dell'eccellente artista svizzero christian boltanski. un impiegato dice che non può fare entrare più nessuno nel museo perchè è strapieno di gente ed é inutile aspettare perché mancano solo venti minuti alla chiusura. si può entrare solo nelle corte per vedere l'installazione.

un ragazzo e una ragazza statunitensi sui venticinque anni, lei strilla come una pazza dicendo che devono farla entrare perché (testuale) "mi sono fatta migliaia di chilometri per venire a parigi e appartengo alla comunitá ebraica" (sic).

poi i due entrano con la scusa dell'installazione e si introducono di soppiatto nel museo.

Postato da: underworld a 01:10 | link | commenti |

pura stronzaggine parigina

ieri nel centro di parigi ho visto due poliziotti sui rollerblade (di solito li chiamo sbirri ma in questo caso proprio non mi viene...), ovviamente iperpalestrati, ovviamente con una tutina che nemmeno nell'ultimo video della falcon.

Postato da: underworld a 00:51 | link | commenti (1) |

venerdì, 18 giugno 2004

moderni!

la filiale spagnola della multinazionale per la quale lavoro, secondo il nuovo contratto integrativo riconosce alle coppie di fatto gli stessi benefici e diritti che riconosce alle coppie sposate.

la stessa cosa ha fatto anche la principale concorrente.

la filiale italiana della stessa multinazionale invece no. e neppure la sua principale concorrente.

Postato da: underworld a 08:47 | link | commenti (8) |

martedì, 15 giugno 2004

eventi rilevanti (solo per me) degli ultimi giorni

ho compiuto gli anni, per festeggiare ho fatto una festa a casa mia, piuttosto divertente. a ora incerta eravamo stufi di stare in casa (avevamo dovuto rientrare dalla terrazza per proteste dei vicini...) e siamo andati a ballare in un posto che é risultato essere di proprietà della petardissima cantante alaska, una misto molto spagnolo di raffaella carrá e loredana berté.

sono stato un paio di giorni a barcellona, pretesto una riunione di lavoro.

é iniziato l'orario estivo, teoricamente si lavora senza pausa dalle otto alle tre del pomeriggio. teoricamente una pacchia, peró ieri sono uscito alle sei e oggi il mio capo mi ha convocato a una riunione assolutamente rimandabile alle cinque e mezzo.

Postato da: underworld a 16:19 | link | commenti (5) |

di cosa parliamo quando parliamo di elezioni/3: la spagna

dopo le politiche di marzo tutta i beceri mezzi di "informazione" della destra italiana (molto piú di quella spagnola) si erano messi a starnazzare sul "voto a al qaeda".

eccoli serviti: le europee confermano il risultato di marzo, per giunta in un contesto di fortissimo astensionismo, quindi molto difficile per i socialisti (al contrario che in italia, qui in spagna l'astensionismo premia la destra e punisce la sinistra, triste lascito dei quattordici anni di governo socialista di felipe gonzalez).

Postato da: underworld a 11:30 | link | commenti (3) |

di cosa parliamo quando parliamo di elezioni/2: libera informazione

domenica notte, in un hotel a barcellona, ho visto un surreale tg1: inizia un signore di una societá di sondaggi che non avevo mai sentito prima, che con dovizia di grafici e cartelli in sovrimpressione, propina dati assolutamente fasulli per quattro o cinque minuti. poi una persona dal viminale in dieci secondi finalmente legge (senza che compaiano per iscritto) i risultati reali.
invece il giornale, bugiardissimo quotidiano del fratello del bugiardo, ieri apriva con un trionfale "il centrodestra mantiene la maggiornaza", il che, molto semplicemente, non è vero.

Postato da: underworld a 10:53 | link | commenti (3) |

di cosa parliamo quando parliamo di elezioni/1: al consolato

per votare al consolato di madrid anziché a milano, ho dovuto andare due volte al consolato, per un totale di quasi quattro ore di coda, fare almeno otto telefonate, di cui due internazionali di durata medio-lunga, sentirmi dire da un funzionario del consolato se non conoscevo qualcuno al comune di milano "per agilizzare la pratica", e infine presentare un certificato del mio datore di lavoro in spagna.

quest'ultima cosa è forse quella che mi ha più dato sui nervi: come in tante altre situazioni le autorità italiane ti mettono nella condizione di doverti giustificare per quello che fai anche quando stai facendo qualcosa di perfettamente legittimo. voglio dire che temo si tratti di qualcosa di peggio di un semplice riflesso condizionato burocratico, mi pare piuttosto fare parte di quella sottile forma di controllo sociale "ipernormativa": ci sono cosí tante norme, e spesso così contrastanti tra di loro, che ogni cittadino in ogni momento sta facendo qualcosa che "non va", e deve quindi dipendere dal funzionario di turno (poliziotto, impiegato del consolato o dell'anagrafe, etc), dalla sua buona volontá, per non parlare della corruzione, sottoprodotto non secondario di questo approccio.

comunque alla fine ce l'ho fatta, ho votato.

Postato da: underworld a 10:42 | link | commenti (1) |


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