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a cul di cagone non manco' mai merda - f.rabelais

pensierini

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was soll ich denn aber in africa als frau, als frau wenn der schwarze mann die schwarze frau kastriert?
nina hagen

che resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani?
aldo busi

venerdì, 28 novembre 2003

a proposito di scuole e genitori

qui in spagna l'ideona di finanziare le scuole confessionali con denari pubblici é partita ben prima che da noi. uno dei risultati meno evidenti ma piú pericolosi di questo tipo di strategie politiche, é che cosí facendo le scuole pubbliche tendono a convertirsi in ghetti etnici; detto in termini un po' retorici, la scuola pubblica, che per definizione dovrebbe essere il luogo dell'integrazione sociale, si converte nel suo contrario.

come corollario, genitori al di sopra di ogni sospetto affermano tranquillamente che hanno scelto di mandare i propri figli alla scuola elementare privata perché "nella scuola pubblica ci sono troppi bambini che, non parlando bene in castigliano, rallentano lo svolgimento dei programmi.", e chi se ne frega se questo comporta nel migliore dei casi educare dei bambini in un contesto che non c'entra molto con il mondo esterno, nel peggiore dei casi prefigura uno scenario sociale futuro di apartheid de facto.

Postato da: underworld a 12:40 | link | commenti (3) |

a proposito di insegnanti

un piccolo indizio dei tempi in cui viviamo mi pare lo scarso prestigio sociale di cui godono gli insegnanti: con la sola eccezione dei professori universitari (che peraltro, a dispetto del notevole prestigio sociale di cui godono, mi pare risultino sommamente antipatici ai piú) credo che mai la professione dell'insegnante abbia goduto di cosí scarso credito. in parte scontano il generalizzato, orribile pregiudizio che etichetta qualsiasi pubblico dipendente come un parassita sociale. forse pesa anche il fatto di essere una categoria di cui tutti hanno ampio esperienza diretta, e siccome in generale siamo un po' stronzi tendiamo a ricordarci meglio un insegnante cattivo che cento buoni. e sempre per stronzaggine, rosichiamo tutti un po' per orari che, a torto o a ragione, percepiamo come privilegiati. e forse la rozza vulgata meritocratica di cui siamo impregnati ci impedisce di percepire la specificitá di questa professione. fatto sta che chiunque scriva slogan pubblicitari o manovri una telecamera in uno studio televisivo o scriva cazzate su sorrisi e canzoni, gode di un prestigio sociale inarrivabile per un insegnante di scuola media. e non sono sicuro che questo sia un bene per la societá.

Postato da: underworld a 12:14 | link | commenti (3) |

mercoledì, 26 novembre 2003

sei giorni, ventidue ore e cinquantotto minuti della mia vita

nel corso dei quali ho ricevuto visite: un'amica milanese trapiantata a roma e il suo fidanzato, un'amica milanese di antichissima data con la sua fidanzata genovese. abbiamo fatto ció che si fa in questi casi, un po' di turismo, molte chiacchiere, molti ristoranti, molti bicchieri, molto divertente.

c'era qui anche una piacevolissima (sicuramente per lo sguardo!) coppia di amici della mia amica m.: uno da francoforte, l'altro da praga.

altre cose fatte: visitata una eccellente fiera d'antiquariato (per natale vorrei regalare una qualche madonna antica al mio compagno, ma che prezzi!), cenato con un'amica madrilena e il suo marito iraniano in un ristorante iraniano (a giudicare da questo post sembra che la mia vita sia una specie di reclame di benetton), visto una mostra dello scadente astrattista tedesco willi baumeister, passato una serata in una specie di bizzarra discoteca con ballerini di flamenco (bravissimi peraltro) al posto delle cubiste.

e sabato mattina ho pure lavorato!

Postato da: underworld a 20:04 | link | commenti (3) |

mercoledì, 19 novembre 2003

figli

ho letto nel giro di cinque minuti il (bellissimo) racconto del proprio parto scritto dall'amica f. (http://zoobabele.splinder.it/) e le impressioni riportate da monsieurdosto (http://monsieurdosto.splinder.it/), tornato con suo figlio nella propria cameretta di figlio, a casa dei suoi genitori. forse meno poetico ma altrettanto convincente. leggo spesso e soprattutto volentieri le cose che capitano a comidademama (http://www.montag.it/comida//) con la sua bellissima bimba marta. stasera stavo parlando al telefono con il mio primo ammmore e in sottofondo ho sentito il suo bambino gridare di gioia vedendo papá rientrare a casa dal lavoro, e quasi mi si spezza il cuore.

basta, mi arrendo, mi avete convinto essere genitori é la cosa piú bella della vita.

mi rimane solo un problema: i bambini mi strarompono i coglioni!

Postato da: underworld a 19:52 | link | commenti (12) |

la seguiridad de lo objetos

dopo aver stroncato il libro, sono andato a vedere il film, che non é niente male: non un capolavoro, intendiamoci, e con il solito lieto fine senza senso da cui nessuna pellicola prodotta oltreoceano sembra immune, a tratti un po' "á la altman" (il che non é un necessariamente un complimento), a tratti un po' guardona (a proposito, niente male il torace dell'avvocato, molto promettente e "ursino" il torace del giardiniere-sequestratore, che pero rimane ostinatamente vestito tutto il film), peró nel complesso gradevole, interessante, ben recitato - un nome? glenn close - e ben realizzato.

Postato da: underworld a 19:22 | link | commenti (1) |

martedì, 18 novembre 2003

ultimora da nassirya

risulta che qualcuno ha saccheggiato il campo italiano di nassirya. ma come: non ci volevano tutti cosí bene? mah, sta a vedere che é stato bin laden anche stavolta...

Postato da: underworld a 19:24 | link | commenti (5) |

contro il racconto

il tema é piú ampio, ma lo spunto di questo post é un pessimo libro di racconti che sto leggendo, "la sicurezza degli oggetti", da cui rose troché ha tratto il suo film piú recente.

in termini un po' grossolani, immagino che in generale si definisca il racconto come qualcosa che sta al romanzo come la fotografia sta al cinema. e peró la fotografia, forse per essere nata prima del cinema, gode di vita e dignitá proprie, non ha quell'aria di sorella povera che invece ha il racconto. ovvio, non voglio generalizzare, ci sono delle eccezioni (io non ne conosco - lo stesso raymond carver mi pare un po' sopravvalutato - ma sono certo che ce ne sono...), peró non riesco a togliermi dalla testa che il racconto sia una scorciatoia o una specie di mancata assunzione di responsabilitá da parte dell'autore, un poco come l'adolescenza della narrativa.

forse é per questo che da un lato gli unici racconti che mi siano davvero piaciuti (qualcuno de "gli amori difficili" di calvino, tanto per dirne uno) li ho letti tra i quindici e i venti e sempre in questo senso, forse, i pochi racconti che leggo oggi e che mi piacciono davvero sono piú dei minuscoli romanzi che dei racconti (mesi fa ad esempio parlavo di un racconto incluso nell'antologia di narrativa gay italiana "men on men" - by the way, se si tratta di narrativa italiana perché il titolo in inglese? "uomini su uomini" avrebbe oltrettutto avuto un doppio senso delizioso che in inglese non c'é).

Postato da: underworld a 19:17 | link | commenti (5) |

quel che é giusto é giusto

considero sergio romano un giornalista letteralmente ripugnante, peró il suo editoriale di oggi, a parte i fastidiosi toni patriottardi, é abbastanza onesto intellettualmente: la missione italiana in iraq non é un campeggio dei boy scout, é ora di finirla con le minchiate sulla missione di pace e sui soldati italiani "diversi" e "amichevoli".

credo che in italia ci sia davvero un sacco di gente che, per colpa del tipo di (dis)informazione di cui parla romano, é convinta che i soldati italiani non siano una forza di occupazione straniera che si trova a fronteggiare una resistenza armata, ma gli "amichetti" degli iracheni, e pertanto diano per scontato che ad ammazzare i soldati italiani non siano stati "gli iracheni" - gli vogliamo bene, ci vogliono tanto bene - ma "i terroristi" - quelli di bin laden o gli afghani o i prossimi cattivi a cui saremo costretti a fare la guerra - (il che eventualmente potrebbe persino essere vero, ma noi che diavolo ne sappiamo?), concetto assolutamente funzionale al circolo vizioso minaccia terrorista-legittimitá della guerra preventiva.

Postato da: underworld a 11:14 | link | commenti (4) |

lunedì, 17 novembre 2003

per olov enquist

é un romanziere-saggista svedese, tradotto in italia da iperborea - di tanto in tanto mi fa piacere ripetere che iperborea é una casa editrice meravigliosa.

di lui ho letto "il medico di corte" (pubblicato nel novantanove in svezia, due anni dopo in italia, uno dei piú bei romanzi che io abbia mai letto, cupo dramma sulla lotta tra ragione e potere alla corte di danimarca nella seconda metá del settecento), e ho appena finito di leggere il bellissimo "la partenza dei musicanti" (settantotto in svezia, novantadue in italia): racconta della nascita del movimento sindacale nell'estremo nord della svezia, prima del millenovecentodieci, e racconta di una serie di personaggi che oscillano tra fede incrollabile e dubbio atroce, tra speranza (poca) e disperazione (a gogo), tra religione e socialismo. il tutto con un talento straordinario per il ritratto psicologico, ma anche per le descrizioni a tinte forti (suicidi truculenti, amputazioni, torture) peró mai gratuite o voyeuristiche.

Postato da: underworld a 14:07 | link | commenti (6) |

fin de semaine a paris

continua la serie dei fine settimana jet-set: stavolta a parigi, in una bellissima casetta a belleville-menilmontant, prestata da un'amica palermitana. visto meravigliosa mostra di botticelli (sará a firenze da marzo), ben venti opere tra cui spiccano quattro madonne con bambino giovanili e due ritratti femminili.

visto inoltre la bella mostra che il beaubourg dedica a jean cocteau nel quarantesimo anniversario della morte, e una piccola, divertentissima mostra sui settant'anni di air france: notevole anche se ovvia, la galleria di personaggi glamour che sorseggiano champagne a bordo dei caravelle e dei 707 - jean seberg, ives montand e simone signoret, sophia loren, etc etc. la cosa in assoluto piú stravagante é una specie di bolla di plastica trasparente che le signore si mettevano in testa per non rovinarsi l'acconciatura salendo e scendendo dall'aereo, quando ancora gli apparecchi erano a elica e non esistevano i b ridge che ti portano direttamente a bordo.

infine: incantevoli ristorantini e omeriche abbuffate con m. piacevole pomeriggio con g., amico dei tempi del liceo che vive a parigi da ormai sei o sette anni, e ha appena avuto un bambino con una compagna ivoriana.

Postato da: underworld a 10:58 | link | commenti (2) |


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